Carlo Goldoni
La mascherata

ATTO SECONDO

SCENA SESTA   Beltrame solo

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SCENA SESTA

 

Beltrame solo.

 

 

Corpo di Satanasso!

Io non ne posso più. Questa mia moglie

Mi vuol far delirare.

Ma che dico mia moglie?

Ora questo, ora quello

Me la conduce via,

E quasi non so dir s'ella sia mia.

Fintanto ch'era un solo il suo servente,

Io soffriva paziente;

Ma ora sono tre,

E loco pel marito più non c'è.

Ma dunque che ho da fare?

Beltrame, hai da crepare?

Parla, grida, strapazza, è già tutt'uno:

Ti burlan tutti, e non t'ascolta alcuno.

Dunque... sì, giuro a Bacco...

Questa saria la vera...

L'esempio mi consiglia...

Il genietto mi chiama...

Con quella vedovella

Tanto gentile e bella,

Scherzar anch'io potrei:

Far quel che gli altri fanno anch'io con lei.

Eh sì, sì, vada via

Questa malinconia.

Voglio far all'usanza.

Vittoria è in questa stanza;

Vuò veder se mi riesce,

Con il pretesto della mascherata,

Con una canzoncina

Introdurmi a trattar la vedovina.

(Prende una chitarra che trovasi sul tavolino, e accostandosi alla porta della stanza, canta la seguente canzonetta in lingua Napolitana)

 

«Vorria che fosse uciello e che volasse,

E che tu m'encapasse alla gajola;

Vorria che fosse Cola e che parlasse

Per cercare quattr'ova a sta figliola;

Vorria che fosse viento e che sciosciasse

Per te levà da capo la rezzola;

Vorria che fosse vufera e tozzasse

Per mettere paura alla fegliola,

Alla fegliola, ebbà.

Lo stromiento senza le corde

Come deavolo vo sonà?

Ebbà, ebbà, ebbà.

E managgia li vische de mammata

Patreto, zieta e soreta, ebbà

 

 

 


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