Carlo Goldoni
Il matrimonio discorde

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PARTE PRIMA

 

Donna Florida alla tavoletta.

 

 

Gran miseria d'una sposa,

Che ha il marito cacciatore!

Si alza presto, e dormigliosa

La condanna a star da sé.

Non la guarda appena in faccia,

Favellar non sa d'amore;

E più stima un can da caccia

Di una donna come me.

 

Ah mi querelo e mi tormento in vano!

Don Ippolito certo ha del villano.

Appena appena si vedea stamane

Della nascente aurora

Spuntare il primo lume,

Lo scortese balzò fuor delle piume.

Eccolo che or ritorna;

Sarà al solito stanco e affaticato.

Chi sa quanto ha sudato,

Ora al monte, ora al piano, a sol scoperto!

Per la sua moglie nol farebbe al certo.

 

 

 

Don Ippolito da cacciatore, e la suddetta.

 

IPP.

Oh bel piacere! oh bel piacer la caccia!

FLOR.

Bene. Buon pro vi faccia.

Prendete avanti di sì bel contento,

E andate sempre a contrastar col vento!

IPP.

Mi corico alle due;

Ci sto sino alle dieci; e vi par poco?

FLOR.

Ma chi puole alle due cacciarsi in letto?

IPP.

Chi può starci, qual voi, fin mezzodì?

FLOR.

Vien la conversazione, e fin che dura,

Farle conviene un trattamento onesto.

IPP.

La mia conversazion finisce presto.

FLOR.

Sempre colle villane.

IPP.

E voi coi cavalieri.

FLOR.

Avvilirvi cotanto è una vergogna.

IPP.

Voi vi alzate assai più che non bisogna.

FLOR.

Io fo onore alla casa.

IPP.

Oh il bell'onore!

Vi burlano, sorella.

FLOR.

Oh! voi deriso

Siete assai più di me.

IPP.

Ognun pensi a se stesso.

FLOR.

Ognun per sé.

IPP.

Poco non è ch'io lasci

Che facciate, signora, a modo vostro,

Poco non è ch'io taccia;

Ma lasciatemi almeno andare a caccia.

Lasciatemi ch'io possa

Divertirmi la sera

In queste nostre amabili campagne

Colle villane a pappolar castagne.

 

Vuò levarmi di buon'ora

La mattina, sì signora,

Voglio andarmi a solazzar.

Corri qua; salta ;

Ferma, guarda, tira, bu.

Va, Melampo, piglia su.

E la sera colle belle

Vezzosette villanelle

La fatica ristorar.

Un poco ballare - un poco cantar.

(parte)

 

FLOR.

Canti, balli, alla caccia

Vada il consorte mio;

Se a suo modo vuol fare, io faccio al mio.

Più volte abbiam provato

Unirci in opinione, ed è tutt'uno.

Sposate ha ciascheduno

Le opposizioni sue;

E ostinati, a dir ver, siam tutti due.

 

 

 

Grillo e la suddetta

 

GRI.

(Fa la sua riverenza, e si accosta per dire)

FLOR.

Qualche visita? Bene:

Avrò sodisfazione.

Venga il signor Marchese; egli è padrone.

(Grillo parte)

Onora la mia casa, e mio marito

Pratica sol villani. In questa nostra

Lunga villeggiatura,

Solo per cagion mia si fa figura.

 

 

 

Il Marchese Bizzarro e la suddetta.

 

MAR.

M'inchino a donna Florida.

FLOR.

Serva, signor Marchese. (con un inchino)

MAR.

Sempre bella e gentil, sempre garbata.

FLOR.

Sempre sua serva. (inchinandosi)

MAR.

(È sempre caricata).

FLOR.

Ha riposato bene?

MAR.

Anzi benissimo:

Meglio mi ha fatto riposare assai

Quel che al gioco ier sera io guadagnai.

FLOR.

Furono sei zecchini.

MAR.

Mi dispiace.

D'averli vinti a lei.

FLOR.

Mi maraviglio;

Pena di queste cose io non mi piglio.

Perdere sei zecchini

È avvantaggio per me non sì leggero,

Guadagnando il favor d'un cavaliero.

MAR.

Obbligato davver me le professo.

(Procurerò di favorirla spesso).

FLOR.

Ora, se si compiace,

Una grazia vorrei, signor Marchese.

MAR.

Comandi pur.

FLOR.

Vorrei,

Se disturbo soverchio io non le reco,

Che oggi restasse a desinar con meco.

MAR.

Un generoso invito

Non si può ricusare.

(Per queste grazie non mi fo pregare).

FLOR.

Lo so che non son degna

Di trattar un marchese.

MAR.

Voi siete sì cortese,

Siete gentil cotanto,

Che avete, in ver, di principessa il vanto.

FLOR.

Certo, per dir il vero,

M'è venuto in pensiero,

Misurando col cuor la mia fortuna,

M'abbiano i genitor cambiato in cuna.

MAR.

Lo dubito ancor io; chiaro si vede,

In quella fronte ed in quel ciglio altero,

Che vostra madre non ha detto il vero.

FLOR.

Se per mia buona sorte

Un discreto consorte avessi almeno,

Potrei far col mio spirto altra figura!

MAR.

(Che bella original caricatura!)

FLOR.

Adattarmi non posso

A trattar gente vile.

MAR.

Un animo gentile

Non so come trar possa

In abbietto villaggio i giorni suoi.

Come fate a star qui?

FLOR.

Ci sto per voi. (dolcemente)

MAR.

Per me?

FLOR.

Sì, Marchesino.

La vostra nobiltade, il grado vostro,

Il vostro spirto d'eroismi adorno,

Piacevole mi rende il mio soggiorno.

MAR.

Troppo gentil, troppo obbligante.

FLOR.

In grazia,

Perdonate; ora torno.

Deggio avvisare il cuoco,

Lo scalco, il maggiordomo, il credenziere,

Che oggi abbiamo alla mensa un cavaliere.

Perdonatemi adunque

Se per poco da voi mi ho da dividere.

MAR.

(Mi vuol fare costei crepar di ridere).

 

FLOR.

Signor Marchese, fo riverenza;

La mi perdoni, ritornerò.

Gli vorrei dire, con sua licenza,

Certa cosetta... gliela dirò.

Mi piace tanto quel trattar nobile,

Quel vezzo amabile, quell'occhio mobile...

Non vorrei perdere - la libertà.

Serva umilissima, ritorno subito.

Che bella grazia! che nobiltà! (parte)

 

MAR.

Bella, bella davvero, arcibellissima!

Donna deliziosissima,

All'estremo del buon tanto s'accosta,

Che per farsi burlare è fatta apposta.

Vuol ch'io pranzi con lei? si pranzerà.

Sarebbe inciviltà

Non accettarbella cortesia,

Non goderla sarebbe una pazzia.

Ella ha il catarro in testa

Di non voler trattar con i suoi pari;

E a forza di denari,

E a forza ancora d'essere schernita,

Vuol essere servita da un marchese;

Ed io godo il buon tempo alle sue spese.

 

Donne care, se bramate

Ch'io vi serva, eccomi qui.

Io con tutte fo così,

Non mi lascio infinocchiar.

Servitù quanta volete:

Vi dirò che bella siete:

Sarò pronto a sospirar.

Ma gl'inchini

Coi zecchini

Me li avete da pagar.

(parte)

 

 

 

Don Ippolito e la Sandra

 

IPP.

Venite qui, venite;

E non abbiate mica soggezione:

Che, alfin, di questa casa io son padrone.

SAN.

È ver, ma la signora

Pratica cavalieri,

E so che non mi vede volentieri.

IPP.

Eh, lasciatela dire.

So che la mia signora

Vuol dar questa mattina alle mie spese

Da pranzo ad un marchese.

Vuò che voi ci venghiate in compagnia,

E anch'io voglio goder la parte mia.

SAN.

Signor sì, ci verrò,

Che paura non ho de' brutti musi.

Contadina son nata,

Ma sono al par di lei donna onorata.

IPP.

E per tale vi tengo, e più vi stimo,

Voi altre contadine,

Delle nostre superbe cittadine.

SAN.

Almeno ci vedete

Se siamo brutte o belle:

Noi non sappiamo colorir la pelle.

Noi non tiriamo in su...

Per comparir di più,

E coperta tenghiam la robba nostra,

Perché vendere vuol chi fa la mostra.

IPP.

E spesso poi si compra

Per vitella mongana

Carne di qualche bestia poco sana.

SAN.

Vado del vostro invito

A dirlo a mio marito.

IPP.

Eh non importa.

SAN.

Importa, signor sì:

Da noi si fa così.

Non come fan le vostre mogli belle,

Che a dispetto dell'uom comandan elle.

E voi altri babbei di maritati,

In vece di dar loro delle botte,

Tacete e state , come marmotte.

 

La pecorella al prato

Coll'agnellin sen va:

Coll'agneIlino allato,

Non usa infedeltà.

Ma sola per il campo

Lasciata in libertà,

La pecora lo scampo

Dal lupo non avrà. (parte)

 

IPP.

Dice bene la Sandra, dice bene:

Mia moglie è un'agnellina,

Ma se sola sen va per i dirupi,

Un qualche non fuggirà dai lupi.

Eccola col Marchese.

Non la voglio trattar con villania;

Stiamo in pace per oggi, e in allegria.

 

 

 

Donna Florida, il Marchese Bizzarro ed il suddetto.

 

FLOR.

Marito, oggi ci onora

Il marchese Bizzarro.

MAR.

Ospite sono

Favorito da lei.

IPP.

Me ne consolo. (al Marchese)

MAR.

Tutta vostra bontà. (a don Ippolito)

FLOR.

Usategli un po' più di civiltà. (a don Ippolito)

Siete pur grossolano.

IPP.

Oh quest'è bella!

Voi l'avete invitato, io son contento.

Che? c'è bisogno d'altro complimento?

MAR.

Dice bene il signore. (a donna Florida)

FLOR.

Dice male.

Vossignoria mi scusi:

Ei della civiltà sa poco gli usi. (al Marchese)

IPP.

Voi ne sapete assai. (ironico, a donna Florida)

FLOR.

Con vostra pace,

D'insegnarvi a trattar sarei capace.

MAR.

Dice ben la signora. (a don Ippolito)

IPP.

Dice male.

Vossignoria perdoni. (al Marchese)

MAR.

Ciaschedun ha di voi le sue ragioni,

Ma per me non le usate.

Fra di voi ritornate in armonia:

Pace, pace, signori, in grazia mia.

IPP.

Io non mi sdegno mai.

FLOR.

Donna più placida

Non si trova di me.

IPP.

La quiete io bramo.

FLOR.

Amo il consorte mio.

IPP.

La moglie io amo.

MAR.

Bravi, bravi davvero.

Oggi goder io spero i dolci effetti

Della vostra virtù.

Griderete fra voi?

IPP.

Mai più.

FLOR.

Mai più.

MAR.

Questo è quel che mi piace.

(Almen per oggi che si mangi in pace). (da sé)

FLOR.

Doman, prima del giorno

Mi lascerete voi? (a don Ippolito)

IPP.

Voi questa sera

Vi farete aspettar?

FLOR.

Presto verrò.

IPP.

Fin che volete in casa resterò.

MAR.

Bravi, bravi davvero.

FLOR.

Mai più guerre fra noi.

IPP.

Mai più contese.

FLOR.

Sposo mio di buon cor!

IPP.

Moglie cortese!

 

Quell'amor che il primo

Per voi, cara, mi ferì,

Torni in petto - il mio diletto

Più felice a ravvivar.

FLOR.

Quel desio che fin d'allor

Nel mio seno impresse amor,

Più vivace - la mia pace

Deh mi faccia un provar.

MAR.

Cari sposi, ah nell'udir

Tali accenti a proferir,

Vengo meno; - nel mio seno

Voi mi fate liquefar.

a tre

Pace, pace, dolce amore

Fa il mio core - giubbilar.

IPP.

Andiam, signor Marchese,

Andiam a desinar.

FLOR.

Un poco più cortese. (a don Ippolito)

Ci venga ad onorar. (al Marchese)

MAR.

Andiamo, se vi piace.

a tre

E che si viva in pace.

Mai più s'ha da gridar.

 

 

 

La Sandra e detti.

 

SAN.

Schiavo, signori.

 

IPP.

Bene arrivata;

Siete aspettata.

 

FLOR.

Che cosa vuoi? (a Sandra)

 

IPP.

Viene con noi. (a donna Florida)

 

FLOR.

Viene a che far? (a don Ippolito)

 

IPP.

Per desinar. (a donna Florida)

 

SAN.

Fatto l'invito

M'ha suo marito. (a donna Florida)

 

FLOR.

(S'ha un torto simile

Da sopportar?) (da sé)

 

MAR.

(L'acqua s'intorbida

Per il mangiar). (da sé)

 

SAN.

Che? Non si degna? (a donna Florida)

 

IPP.

Che? Non volete? (a donna Florida)

 

FLOR.

No che non voglio.

 

MAR.

(Cresce l'imbroglio).

 

IPP.

Ci ha da venire. (a donna Florida)

 

FLOR.

Non ci verrà.

 

IPP.

L'hai da soffrire.

 

FLOR.

Questo non già.

 

MAR.

} a due

Fra lor si scaldano.

Fra lor s'accendono:

Che mai sarà?

SAN

FLOR.

Temeraria, via di qua. (a Sandra)

 

SAN.

Ehi, parlate come va.

 

FLOR.

Villanaccia.

 

SAN.

Superbaccia.

 

MAR.

} a due

Deh cessate;

Deh lasciate:

Non facciam pubblicità.

IPP.

FLOR.

Vuoi andare? (a Sandra)

 

SAN.

Ci vuò stare. (a donna Florida)

 

FLOR.

Disgraziata. (a Sandra)

 

SAN.

Malcreata. (a donna Florida)

 

MAR.

} a due

Deh tacete,

Se potete,

Che la cosa finirà.

IPP.

FLOR.

} a due

(Si sospenda il desinare,

Che pensare - si potrà).

IPP.

MAR.

(Già me l'ero immaginato:

Desinare, sei andato).

 

a quattro

Mi vien certa volontà.

Ma... no... sta... (rabbiosi)

 

FLOR.

Villanaccia.

 

SAN.

Superbaccia.

 

FLOR.

Disgraziata.

 

SAN.

Malcreata.

 

a due

Mi vien certa volontà...

 

MAR.

} a due

Deh tacete, se potete,

Che la cosa finirà.

IPP.

 

 

 

 


 

 

 


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