Carlo Goldoni
Il matrimonio per concorso

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA   Roberto e detti.

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SCENA TREDICESIMA

 

Roberto e detti.

 

ROB. Monsieur Filippo, vi riverisco.

FIL. Servitor umilissimo, signor Roberto.

LIS. (Chi è questi?) (piano a Filippo)

FIL. (Un italiano: non abbiate soggezione). (a Lisetta, piano) Ha qualche cosa da comandarmi? (a Roberto)

ROB. Vi dirò, caro amico, ho veduto nei Piccioli affissi una certa novità che mi ha fatto ridere. Si dice che nella vostra locanda vi è una giovane da maritare, e ch'ella è esposta al concorso. La curiosità mi ha spronato, mi son trovato per i miei affari da queste parti, e sono venuto a vederla.

LIS. (Povera me! non so come abbia da regolarmi). (da sé)

FIL. (Gl'italiani non sono meno curiosi dei parigini).

ROB. E bene, monsieur Filippo, si può avere la grazia di vedere questa giovane?

FIL. Signore, io non so chi ella sia, io non so di chi voi parlate; la mia locanda è piena di forestieri, e non conosco la persona che voi cercate.

ROB. È impossibile che non lo sappiate... (Ma alla descrizione della persona, ai segni rimarcati nel foglio, mi pare quella senz'altro). (osservando Lisetta, e passa nel mezzo e si accosta a lei) Scusatemi, signora mia, dell'ardire: sareste voi per avventura la bella e graziosa giovane, di cui ho letto con mio piacere l'avviso al pubblico?

FIL. (Che tu sia maladetto!)

LIS. Signore, io non sono né bella, né graziosa; per conseguenza non sono quella che voi cercate.

FIL. Non signore, non è quella altrimenti. Voi domandate di una giovane da marito, e quella è di già maritata. (fa cenno a Lisetta)

LIS. Così è, padron mio, sono maritata. (Bravo Filippo, capisco il gergo).

ROB. Nuovamente vi chiedo scusa, se ho fatto di voi un giudizio che non vi conviene. In fatti non si può sentire cosa più ridicola al mondo. Pare impossibile che si trovi un padresciocco, che voglia esporre in cotal guisa una figlia.

FIL. Non può essere che uno zotico, un ignorante, una bestia.

ROB. Ma non carichiamo il padre soltanto; convien dire che anche la figlia, poiché lo soffre, non abbia miglior talento e miglior riputazione.

LIS. Oh, in quanto a questo, signore, voi pensate male e parlate peggio. Il padre può essere capriccioso, può aver fatto ciò senza il consenso della figliuola; ella può essere savia, ragionevole e onesta, e non si giudica male delle persone che non si conoscono. (con sdegno)

ROB. Signora, voi vi riscaldatefortemente, che mi fate credere che la conosciate. Fatemi il piacere di dirmi chi ella sia.

LIS. Io non la conosco altrimenti; e se parlo, parlo per onore del sesso.

FIL. (Bravissima! non si porta male).

ROB. Lodo infinitamente il vostro zelo e il vostro talento; posso esser degno di sapere almeno chi siete voi?

LIS. Io? Sono maritata, e non vi può niente interessare la mia persona.

ROB. Via, signora, non siate meco sì austera; e chi è il vostro signor marito?

LIS. Che cosa importa a voi di conoscere mio marito?

FIL. Oh, via, il signor Roberto è mio padrone e mio buon amico. Bisogna soddisfarlo, bisogna dirgli la verità. Quella è mia moglie.

ROB. Vostra moglie?

LIS. Sì signore, sua moglie.

ROB. Me ne consolo infinitamente. È lungo tempo ch'è vostra moglie?

FIL. Un anno incirca, non è egli vero, Eleonora?

LIS. Sì, un anno e qualche mese; comanda altro, signore?

ROB. Vi supplico appagare la mia curiosità. Vorrei poter dire di essere stato il primo a vederla.

LIS. Chi?

ROB. La giovane degli Affissi.

LIS. Ella? Ditemi in grazia, signore: sareste voi in grado di sposare una giovane esposta in una maniera da voi medesimo condannata?

ROB. Il cielo mi liberi da un tal pensiero! Son un uomo d'onore, sono un negoziante assai conosciuto da monsieur Filippo, son qui venuto per bizzarria, per capriccio, per divertirmi, per burlarmi di un padre sciocco e di una figlia ridicola.

LIS. Mi maraviglio di voi, che abbiate tai sentimenti. Gli uomini d'onore non si devono burlare delle figlie onorate. La vostra è un'azione pessima, e un'intenzione maligna. S'io fossi quella tale che voi cercate, saprei trattarvi a misura del vostro merito, e vorrei farvi imparare, se nol sapete, che le donne si trattano con pulizia, con civiltà e con rispetto. (parte, ed entra nella sua camera)

 

 

 


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