Carlo Goldoni
Il matrimonio per concorso

ATTO PRIMO

SCENA QUINDICESIMA   Roberto, poi Doralice

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SCENA QUINDICESIMA

 

Roberto, poi Doralice

 

ROB. Possibile che gli Affissi mentiscano? Sarebbe una cosa strana. Potrebbe anche darsi che la giovane fosse qui, e Filippo e sua moglie non lo sapessero. Ma anche questo pare impossibile. Vi sarà sotto qualche mistero, avranno impegno per qualcheduno... Ma io perché mi scaldo la fantasia per sì poco? Cosa perdo se non la vedo? Perdo un semplice divertimento, una cosa da niente. Ma tant'è, sono in impegno. Pagherei dieci luigi per appagare la mia curiosità.

DOR. (Dalla porta della sua camera, che viene da lei aperta) Ehi della locanda? Camerieri, vi è nessuno?

ROB. (Oh ecco un'altra donna; sarebbe questa per avventura la giovane degli Affissi?)

DOR. (Questa è una miseria. Non si può avere un servigio. Pregherò mio padre che non mi lasci più sola).

ROB. (Parmi di riconoscere ancora in questa dei contrassegni indicati).

DOR. Ehi dell'albergo? (chiama forte)

ROB. Signora, comandate voi qualche cosa? Posso io aver l'onor di servirvi?

DOR. Scusatemi, signore, avrei bisogno di un servitore.

ROB. Andrò io a chiamarlo, se comandate.

DOR. Oh no, vi supplico, non v'incommodate per me.

ROB. Lo farò col maggior piacere del mondo. Ditemi che cosa vi occorre, darò io i vostri ordini, se vi contentate.

DOR. Vi ringrazio, signore.

ROB. Vi supplico instantemente.

DOR. Per dirvi la verità, vorrei che un servitore mi portasse un bicchiere di acqua.

ROB. Sarete servita immediatamente. (Se è quella, mi pare che abbia del merito. Mi piace infinitamente). (parte per la porta di Filippo)

 

 

 


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