Carlo Goldoni
Il matrimonio per concorso

ATTO TERZO

SCENA SECONDA   Madame Fontene, Anselmo, e poi Servitore di locanda.

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SCENA SECONDA

 

Madame Fontene, Anselmo, e poi Servitore di locanda.

 

FONT. Signore, vorrei far recapitare questo viglietto. L'ora è tarda, vorrei levarvi l'incomodo, non ho nessuno che mi accompagni, e scrivo alle mie genti che mi mandino la mia carrozza.

ANS. Vediamo se vi è nessuno. Ehi servitori. (prende il viglietto)

SERV. Son qui, che cosa comanda?

ANS. Fate subito recapitar questa lettera. ( la lettera al Servitore)

SERV. La vuol mandare per la Picciola Posta?

FONT. Cercate un uomo che vada subito e torni presto, e quando ritorna, lo pagherò. (al Servitore)

SERV. Sarà servita immediatamente. (parte colla lettera)

ANS. Signora, scusate la mia curiosità, che cosa è la Picciola Posta?

FONT. La cosa più bella e più comoda che possa darsi per una città grande, popolata, e piena d'affari. Girano a tutte le ore parecchi uomini, con un strumento in mano che fa dello strepito. Se si vuol mandare per la città, o nel distretto, lettere, denari, pacchetti e cose simili, si aspetta che passi, o si fa cercar nel quartiere uno di questi che si chiaman fattori, e con pochissima spesa si possono far molti affari.

ANS. Perché dunque non vi siete ora servita della Picciola Posta?

FONT. Perché questa ha le sue ore determinate. In sei ore si può scrivere ed aver la risposta, ma chi la vuol più sollecita, dee valersi di un espresso commissionario.

ANS. Ho capito, l'idea mi piace, e vedo che la città è assai ben regolata. Vi ringrazio della bontà con cui vi siete compiaciuta instruirmi sopra di ciò.

FONT. Questo si deve fare co' forestieri; e in Francia si fa assai volentieri. Troverete della cortesia grandissima ne' bottegai per insegnarvi le strade, e che sortiranno dalla loro bottega per additarvi il cammino.

ANS. Questo si usa in qualche parte d'Italia ancora, non per tutto, ma in qualche parte, e specialmente in Venezia.

FONT. Oh sì, lo credo. Ho sentito dir del gran bene di questa vostra città. Si dice che Venezia in Italia sia in molte cose stimabile, come Parigi in Francia.

ANS. Se avessi tempo, vi direi qualche cosa del mio paese che vi farebbe piacere, ma ora sono pressato da un articolo che m'interessa all'estremo, e per il quale ho gran bisogno di voi.

FONT. Non avete che comandarmi.

ANS. Voi certamente conoscete monsieur la Rose.

FONT. Lo conosco perfettamente.

ANS. Ditemi in grazia, sapete voi ch'egli sia maritato?

FONT. Al contrario, signore. So di certo che non ha moglie.

ANS. (Ah lo diceva, non può darsi. Mi pareva impossibile).

FONT. Credetemi, che s'ei fosse ammogliato, lo avrei da sapere ancor io.

ANS. (Sto a vedere ch'egli sia il suo innamorato, o il suo cavaliere servente. Se ciò fosse, mi dispiacerebbe per un altro verso).

FONT. Scusatemi, signore, avete qualche intenzione sopra di lui? Ho sentito ch'egli è uno de' vostri corrispondenti; si è intavolato qualche affare per la vostra figliuola?

ANS. Vi dirò, si è fatto qualche discorso, ma io non sono in grado di far mal'opera a chi che sia. Se questa cosa, per esempio, vi dispiacesse...

FONT. Oh no no; non abbiate nessuna apprensione a riguardo mio. Lo conosco, lo tratto. Egli ha dell'amicizia per me, io ho dell'amicizia per lui, ma con tutta l'indifferenza. Io sono maritata, e non crediate che si usino in Francia i serventi, come in Italia. Le donne francesi trattano molte persone, e tutte nella stessa maniera. Vanno fuori di casa ora con uno, ora con un altro, in carrozza, a piedi, come si sia; e quello che ci conduce fuori di casa, non è sempre il medesimo che ci riconduce all'albergo. Si va ai passeggi, si trovano delle persone di conoscenza, si fanno delle partite per accidente. Si va a pranzo dove si vuole. Il marito non è geloso. L'amante non incomoda: si gode la più bella libertà, la più bella allegria, la più bella pace del mondo.

ANS. A Parigi dunque non ci sono passioni, non ci sono amoretti.

FONT. Perdonatemi. Tutto il mondo è paese, e l'umanità è la medesima dappertutto; ma si fa studio grande per nascondere le passioni; gli amanti sono discreti, e le donne non sono obbligate alla schiavitù.

ANS. Bel costume! mi piace infinitamente. Sappiate dunque, signora mia, che monsieur la Rose mi ha domandato la mia figliuola.

FONT. Mi consolo con voi, che non potete desiderar di meglio.

ANS. E mi avevano detto ch'aveva moglie.

FONT. È un uomo d'onore, incapace di un'azione villana. Vi consiglio non far ch'egli penetri questo sospetto ingiurioso. I francesi sono di buon cuore, ma delicati, puntigliosi, e subitanei all'estremo.

ANS. No no, da me certamente non lo saprà. Sono consolatissimo di quanto mi dite. Permettetemi ch'io chiami la mia figliuola; ch'io metta in calma il di lei animo rivoltato. Sarà ella pure contenta, sarà ella pure consolata. Venite, Doralice, venite. Ho delle notizie buone da darvi. (alla porta, chiamandola)

 

 

 


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