Carlo Goldoni
Il matrimonio per concorso

ATTO TERZO

SCENA SESTA   Doralice, madame Fontene e detti.

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SCENA SESTA

 

Doralice, madame Fontene e detti.

 

FONT. Finalmente, signore, l'ho fatta parlare, ed ho penetrato l'arcano.

ANS. Ah, pur troppo l'ho penetrato ancor io.

FONT. Che una giovane sia innamorata, non mi par gran male.

ANS. Sapete voi chi è l'amante di quell'indegna?

FONT. Mi ha detto qualche cosa; ma io veramente non lo conosco.

DOR. (Oh cieli! che sarà mai?)

FONT. È qualche persona vile, qualche persona disonorata?

ANS. No, non dico questo: rispetto tutti, e ciascheduno nel suo mestiere merita di essere rispettato. Ma il suo rango, la sua condizione, non è da imparentarsi con me.

DOR. (Possibile che Roberto m'abbia ingannata? Che non sia tale, quale mi ha detto di essere?)

FONT. Ditemi chi è, se lo conoscete. (ad Anselmo)

ANS. Risparmiatemi il dispiacere di dirlo. Basti a colei di sapere che saprò punirla, s'ella persiste in un tal amore. Monsieur la Rose l'ha dimandata, le fa più onore ch'ella non merita, e se il galantuomo è costante a volerla, se non viene a penetrare il segreto amor suo, e non l'abbandona per questo, le dovrà dare la mano a dispetto suo.

DOR. Signore...

ANS. Acchetatevi, disgraziata. Madama, vi supplico per amor del cielo, trattenetevi con lei, non l'abbandonate, aspettatemi finch'io torno. Vo a rintracciare monsieur la Rose. Non vi è altri che lui che possa liberarmi dall'affanno in cui mi ritrovo. Amici, per carità non gli dite niente, se lo vedete. (a Pandolfo e Lisetta) Povero padre! figliuola ingrata! morirei di disperazione. (parte)

 

 

 


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