Carlo Goldoni
Il medico olandese

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Monsieur Guden e detti.

 

GUD.

(Madama è ritirata. A restar solo io peno.

Qui son dei galantuomini; potrò parlare almeno). (da sé)

Servo di lor signori. (saluta alcuno di loro; rispondono al saluto senza dir niente) Che studiasi di buono?

Non sono un letterato, filosofo non sono,

Ma anch’io delle bell’arti prendo qualche diletto.

Signore, a me non sembra mancare al mio rispetto, (verso uno di loro, che mostra d’inquietarsi)

Onde abbiate a inquietarvi. Fatemi voi ragione. (ad un altro, che non risponde)

Oh sì, che ho ritrovato buona conversazione!

Ch’io tratti e mi diverta, Bainer mi raccomanda.

Son questi i passatempi che trovansi in Olanda?

Eh, l’avrei ritrovato il passatempo amabile;

Ma un forestier... sì presto... so che non è sperabile.

E se un po’ po’ mi attacco, quel che sarà lo veggio:

Venni in Olanda afflitto, e partirò assai peggio.

Scacciar vorrei di mente le immagini funeste.

(Ma che fan qui costoro? che genti sono queste?

Hanno ragion? favellano? o son di senso vuote

Macchine, che si muovono per via di suste e ruote?) (da sé)

LASS

Monsieur Taus.

GUD.

(Oh, egli parla). (da sé)

LASS

Spero averlo trovato.

GUD.

Che cercate, signore? (a monsieur Lass)

LASS

Il circolo quadrato.

GUD.

Signor, questa scoperta vi fa un onor sovrano;

L’hanno finor cercata tante Accademie invano.

LASS

S’ha da trovar.

GUD.

In Leiden fiorisce alto sapere.

Vi prego illuminarmi.

LASS

Vi prego di tacere. (seguita a leggere)

GUD.

Siete voi persuaso, signor, di tal scoperta? (a monsieur Taus)

TAUS

Or mi tiene occupato cosa che assai più merta.

GUD.

E qual è l’argomento?

TAUS

Da me trovar si spera

Del flusso e del riflusso del mar la causa vera.

GUD.

Se ciò veder mi lice, signor, sarò ben lieto:

Vi supplico di dirmi...

TAUS

Vi supplico star cheto. (seguita a leggere)

GUD.

(Ha ragion: questi studi esigono attenzione).

Voi, signor, che studiate, con vostra permissione? (a monsieur Paff)

PAFF

Cerco la divisione del punto indivisibile.

GUD.

Oh signor, perdonate: cercate un impossibile.

PAFF

Tutto, chi cerca, trova.

GUD.

Come sperar si può?

PAFF

Aspettate che ’l trovi, e poi risponderò. (segue a scrivere)

GUD.

(S’egli non parla più, pria d’averlo trovato,

Innanzi ch’ei risponda, il mondo è terminato.

Quest’altro ha un foglio in mano; temo aver a pentirmi,

Se chiedo cosa legga; ma serve a divertirmi). (da sé)

Signor. (a monsieur Mann, il quale si fissa guardandolo cogli occhiali)

Quel che leggete è qualche poesia?

MANN

(Dopo averlo ancora guardato) Quel ch’io leggo, è un trattato sopra l’ipocondria.

GUD.

Oh signor, s’io non sono soverchiamente ardito,

Ditemi qualche cosa.

MANN

Non ho ancora finito. (torna a leggere)

GUD.

D’ipocondria che dice? è mal che sia incurabile?

Dirà, ne son sicuro, ch’è un male insopportabile.

Suggerisce il rimedio al pessimo vapore?

Ammette fra i rimedi accendersi d’amore?

Dice che al mal s’accordi un simile sollazzo?

MANN

Sono alla conclusione. L’ipocondriaco è un pazzo. (queste ultime parole mostra di leggerle)

GUD.

In sensi quasi simili Bainer lo definì.

Quando lo dicon tutti, dev’essere così.

Ma se l’ipocondriaco pazzo vien dichiarato,

Tanto peggio; il mio male adunque è disperato.

Ah, se talor m’accende fiamma vorace e ria,

Saranno i miei deliri effetti di pazzia.

Di risanar, s’è questo sperar più non mi giova,

Medico per i pazzi al mondo non si trova.

Dubito sia un effetto del senno mio smarrito,

L’essermi di madama sì subito invaghito.

E lo sperar ch’io possa in lei destar passione,

Fammi temer del tutto smarrita la ragione.

No, non è ver; s’io avessi perduti i sentimenti,

Non tratterrei me stesso con simili argomenti.

Signor, l’ipocondriaco è un misero infelice,

Ma non è pazzo. Un pazzo sarà quel che lo dice. (a monsieur Mann con isdegno)

MANN

(S’alza del bello, piega il bene il foglio che leggeva, lo mette in mano di monsieur Guden, poi torna a sedere)

GUD.

Che complimento è questo? Lo consegnate a me?

 

 

 


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