Carlo Goldoni
Il medico olandese

ATTO TERZO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Carolina e detti.

 

CAR.

Madama.

MAR.

(Ecco, son quattro adesso).

GUD.

(Ditemi fra le cinque, o per me fia lo stesso).

MAR.

(Basta, basta, ho capito. Ah, non vorrei ch’or ora...)

Levami questa rocca; ne ho abbastanza per ora. (a Carolina)

GUD.

Queste signore amabili non crederei d’offendere,

Chiedendo se son spose.

MAR.

Siamo tutte da vendere.

ELI.

E non è così facile trovare il compratore.

FED.

Han le robe che mangiano pochissimo valore.

GIU.

Oh, io poi non mi curo di essere comprata.

GUD.

E madama Marianna?

MAR.

Ed io son destinata,

Finché vive lo zio, starmi con esso unita;

Egli ha per me, signore, una bontà infinita.

GUD.

Troppa bontà, madama; scusate, io non l’approvo.

MAR.

Dove potrei star meglio del luogo ove mi trovo?

GUD.

(Eccomi sempre al peggio. Perduta ho la speranza). (da sé)

MAR.

(L’Olanda e la Polonia sono in troppa distanza). (da sé)

GUD.

(Le mie stolide brame godo che siano ignote.

Meglio è che non le sappia né il zio, né la nipote). (da sé)

GIU.

Ora siam tutti mutoli. Voi che avete viaggiato,

Diteci qualche cosa...

GUD.

Oimè! (s’alza)

GIU.

Che cosa è stato?

GUD.

Uno de’ miei assalti perfidi, micidiali.

Perdonate, vi prego; son vapori fatali.

Spero non sia niente... ma... di grazia, scusate.

Necessario è ch’io parta. Madama... (Oh stelle ingrate!) (parte)

 

 

 


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