Carlo Goldoni
Il medico olandese

ATTO QUARTO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Monsieur Bainer, poi monsieur Guden.

 

BAI.

So che Marianna è saggia; l’umanità perdono;

Ma il mio dover mi renderigido qual sono.

Massima nostra, e vera, ch’io trascurar non oso:

Fa la piaga insanabile il medico pietoso.

GUD.

(Al mio venir madama parte con ciglio mesto.

Il cuor mi presagisce qualche destin funesto). (da sé)

BAI.

Favorite, avanzatevi.

GUD.

Certo, signore, io vedo

Che di Leiden il clima mi giova assai.

BAI.

Vi credo.

Ma di quest’aria nostra l’inclinazion migliore

È di produrre al mondo degli uomini d’onore.

GUD.

Signor, gli uomini onesti sotto ogni ciel fioriscono.

BAI.

Ma l’onor della patria gli uomini rei mentiscono.

GUD.

Perché a me tal discorso?

BAI.

Perché il mio dir vi mostri

A render più giustizia ai cittadini vostri.

GUD.

Posso pel mondo errante portar sventure e guai,

Ma l’onor della patria non tradirò giammai;

E voi che mi offendete, signor, senza ragione,

Pensate all’onor mio di dar soddisfazione.

BAI.

Senza ragion vi offendo? Permette l’onestà

Che uno stranier si abusi della ospitalità?

GUD.

S’ha da punir per tutto sì temerario eccesso.

BAI.

La verità vi porta a condannar voi stesso.

GUD.

Io, signor?

BAI.

Sì, non giovan d’amor vani pretesti,

Non soglion con inganno oprar gli uomini onesti.

Se in Leiden vi condusse l’amore, o l’interesse,

A cercar mia nipote nelle mie soglie istesse,

Potea l’uomo onorato chiederla a un uom d’onore;

Non, malattie fingendo, nascondere l’amore...

GUD.

Signor... (volendo parlare)

BAI.

Per guadagnare il cuor della fanciulla.

Ma ciò, dov’io comando, non contisi per nulla.

GUD.

Signor... (come sopra)

BAI.

Se me ne offendo, solo di voi lagnatevi;

Bainer è un uomo onesto...

GUD.

Signor... (come sopra, ma più forte)

BAI.

Giustificatevi.

GUD.

Prendete questi fogli.

BAI.

Che ne ho da far?

GUD.

Prendete. (fa che prenda le carte)

Se desio d’arricchirmi qui mi guidò, vedrete.

Solo di mia famiglia, noto alla mia nazione,

Lettere porto meco pel valor d’un milione.

Sia infermità di spirito, sia mal fisico, o vero,

Venni a trovar del mondo il medico primiero.

Per compassion, per uso, docile m’accoglieste;

Gradii del vostro cuore l’esibizioni .

Cercai sol divertirmi, seguendo il buon consiglio;

Ma oimè, nel mio rimedio ritrovo il mio periglio.

Di madama Marianna trovai nel vago aspetto

L’effigie di colei che un m’accese il petto.

Sì, lo confesso, amico, sia debolezza usata,

Sia cognizion del merito, vostra nipote ho amata.

Sperai di possederla non mi credendo indegno,

Formai dentro a me stesso di chiederla il disegno;

Ma inteso che lo zio resiste a collocarla,

Tacqui la fiamma in petto, risolsi abbandonarla.

A lei non dissi un motto, nol dissi ad uom del mondo;

Or, che ciò si traspir, mi duole, e mi confondo.

Gli occhi se han, mio malgrado, le fiamme mie svelate,

Se favellai tacendo, deh, signor, perdonate.

BAI.

Gli occhi potran dir poco, se quasi con orgoglio,

Voi non vi foste indotto spiegarvi in questo foglio.

GUD.

Io? Qual foglio, signore?

BAI.

Come! di vostra mano

Forse non è vergato? (dandogli la lettera)

GUD.

Render mi ponno insano (dopo aver osservato la lettera)

I mali ch’io sopporto, fino ad un certo segno,

Non mai a farmi scrivere simile foglio indegno.

Giuro sull’onor mio, la carta io non distesi:

È noto il mio carattere ai mercanti olandesi.

Una impostura è questa, che voi mal conoscete;

E di me sospettando, signor, voi mi offendete.

BAI.

(Son confuso). Chi dunque l’indegna carta estese?

Favorite, signore. (riprende la lettera) (Che mai fosse il Marchese?

Ho lettere di lui, che si pon confrontare.

Ah, se ciò è ver, costui è pazzo da legare).

GUD.

Siete ancor persuaso?

BAI.

Sì, vi credo, signore,

Ma fu da un accidente scoperto il vostro amore.

GUD.

Non so che dire, il fato vuol che infelice io sia;

Se disvelato ho il cuore, non è per colpa mia.

Bastami che sappiate, che io mentir non soglio,

Che son uomo onorato, da voi altro non voglio.

BAI.

Se da un falso sospetto, signor, tradito io sono,

So che vi offesi a torto, e chiedovi perdono.

GUD.

Basta così.

BAI.

No, amico, se a voi basta sì poco,

A me bastar non deve. Siam soli in questo loco.

Le luci di Marianna vi sembrano leggiadre?

Lasciate ch’io vi parli qual parlerebbe un padre.

GUD.

Signor, a questa volta gente venir io vedo. (guardando la scena)

BAI.

Indiscreti! A quest’ora? (come sopra)

GUD.

(Pavento il mio congedo). (da sé)

 

 

 


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