Carlo Goldoni
Il medico olandese

ATTO QUARTO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Petizz e detti.

 

PET.

Signor

BAI.

Che tolleranza! par lo facciano apposta.

Che vuoi?

PET.

Manda il Marchese a prender la risposta.

BAI.

Digli che la risposta gliela riserbo a bocca.

PET.

E dice un’altra cosa

BAI.

Che sofferir mi tocca!

Finiscila una volta.

PET.

Vi prega a capo chino

Che gli date licenza di bere un po’ di vino.

BAI.

Beva, che bever possa l’ultima sua malora.

Vattene, e non tornare; non vo nessun per ora.

PET.

(Parte)

GUD.

Signor, voi v’irritate.

BAI.

Amico, l’irascibile

Frenar nei primi moti talor non è possibile.

Ma presto la ragione rischiara l’intelletto,

E passa dalla mente in un momento al petto.

Onde dell’ira ad onta, passion mia dominante,

Coll’uso di ragione mi calmo in un istante.

Ciò però non crediate costi poca fatica;

È duro il soggiogare una passion nemica.

Usai per lungo tempo a impormi da me stesso

Una sensibil pena in ogni caldo eccesso.

Talor mordeami un dito per punir l’impazienza;

Durandomi la collera usava un’astinenza.

Alfine a poco a poco sono arrivato a segno,

Che mai più d’un minuto non dura in me lo sdegno.

Ma tornano i seccanti filosofastri insani;

Non vorrei mi obbligassero a mordermi le mani.

Andiam. Le mie intenzioni desio di farvi note;

Ma colà sospirando passeggia la nipote.

Due parole le dico, poi nello studio mio

Meco a parlar vi aspetto. Non vi affliggete. Addio. (parte abbracciandolo un poco, con amicizia)

 

 

 


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