Carlo Goldoni
Il Moliere

ATTO TERZO

SCENA QUARTA

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SCENA QUARTA

 

Leandro e detti.

 

LEAN.

Olà, che diavol fate?

CON.

Ei mi perde il rispetto.

VAL.

Mi tratta da buffone.

CON.

Difende il suo Moliere.

VAL.

Difendo la ragione.

CON.

Leandro, voi che siete uom schietto e di sapere,

Dite, si può star saldi all’opre di Moliere?

LEAN.

Sunt bona mixta malis, sunt mala mixta bonis.

CON.

Il male è manifesto. Del ben redde rationis.

VAL.

Rationis genitivo! Va bene; va benissimo.

CON.

Che ne sapete voi, che siete ignorantissimo?

VAL.

Io so...

LEAN.

Zitto. (a Valerio)

CON.

Lasciate ch’ei parli.

LEAN.

State cheto. (al Conte)

CON.

M’offese.

LEAN.

D’aggiustarla io troverò il segreto.

Vi rimettete entrambi a quel che dirò io?

VAL.

Non parlo.

CON.

Mi rimetto, ma salvo l’onor mio.

LEAN.

Seguite i passi miei. L’albergo è qui vicino;

Andiamo ogni discordia a seppellir nel vino.

VAL.

Signor...

LEAN.

Non si ripete.

CON.

Ma io...

LEAN.

Non v’è risposta.

Per aggiustar litigi son uomo fatto a posta.

Andiamo, Conte, andiamo a rompere l’inedia,

E poi nella mia loggia verrete alla commedia.

CON.

Eccomi, con voi sono. Avrò scarso piacere

A rimirar le usate sciocchezze di Moliere. (parte)

LEAN.

Venite voi? (a Valerio)

VAL.

Signore, vi domando perdono.

Sapete che impegnato per il teatro io sono.

LEAN.

Restate. Abil non siete col ber di starmi a fronte.

Voglio, se mi riesce, ubriacare il Conte. (parte)

 

 

 


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