Carlo Goldoni
Il Moliere

ATTO TERZO

SCENA SESTA

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SCENA SESTA

 

Il signor Pirlone e la Foresta.

 

FOR.

Qui, qui non c’è nessuno. Venga, signor Pirlone,

Lungi da queste stanze sen stanno le padrone.

PIRL.

Molier dov’è?

FOR.

Venuto è a chiederlo un cursore.

Lo cerca il Tribunale, cred’io per l’Impostore.

PIRL.

Suo danno: la galea, la forca gli conviene;

Impari a parlar meglio degli uomini dabbene.

FOR.

La carità fraterna non opera in voi niente?

PIRL.

Pietà da noi non merta un tristo, un delinquente.

Figliuola, che volete? Un giovine m’ha detto

Che voi mi ricercate.

FOR.

Che siate benedetto!

Premevami avvisarvi ch’io già son licenziata,

Che di venir con voi sospiro la giornata.

PIRL.

Sì, cara... Oimè, pavento... (guarda le porte)

FOR.

Zitto, zitto, aspettate. (va a chiudere l’uscio)

Ecco fermato l’uscio. Con libertà parlate.

PIRL.

Cara la mia figliuola...

FOR.

Giacché siam da noi soli,

Sedete un pocolino. (gli una sedia)

PIRL.

Il cielo vi consoli.

Sedete ancora voi.

FOR.

Oh! a me non è permesso.

PIRL.

Fatel per obbedienza.

FOR.

Lo faccio. (siede alquanto discosta)

PIRL.

Un po’ più appresso.

FOR.

Obbedisco. (s’accoste con la sedia)

PIRL.

Oh che caldo! (s’asciuga la fronte)

FOR.

Cavatevi il cappello. (gli leva il cappello dalla testa e l’appende ad un pomo della sedia)

PIRL.

Farò come volete.

FOR.

Sembrate ancor più bello.

PIRL.

Ah! che vi par? Son io un uomo ben tenuto?

FOR.

Sano e robusto siete.

PIRL.

Con il celeste aiuto.

Dite, vi sono in casa risse fra madre e figlia?

FOR.

In tutta la giornata vi è stato un parapiglia.

PIRL.

Andranno a recitare?

FOR.

Oibò; si danno al diavolo. (Pirlone fa segno d’allegrezza)

Ma che! ve ne dispiace?

PIRL.

Non me n’importa un cavolo.

FOR.

Ah, non vorrei, signore... che una delle padrone...

M’involasse la grazia... del mio signor Pirlone...

PIRL.

Ah!

FOR.

Che avete?

PIRL.

Mi sento... certo calor novello...

FOR.

Presto, venite qui, cavatevi il mantello. (Foresta s’alza, vorrebbe levargli il mantello, egli non vorrebbe, ed ella per forza glielo leva)

PIRL.

No, no.

FOR.

Sì, sì, lo voglio.

PIRL.

No, dico.

FOR.

Sì, vi dico.

Così starete meglio. (va a riporre il tabarro ed il cappello in una cassapanca)

PIRL.

(Oimè, son nell’intrico).

FOR.

Oh, come siete svelto! Che uomo fatto bene!

PIRL.

Chi vive senza vizi, gibboso non diviene.

Bella fanciulla mia... (si accosta a Foresta)

FOR.

Con voi provo un piacere. (si sente violentemente picchiare all’uscio)

PIRL.

Oimè! gente che picchia.

FOR.

Oimè! questi è Moliere.

PIRL.

Misero me! (s’alza)

FOR.

dentro v’asconderò. Venite.

PIRL.

Dove?

FOR.

In uno stanzino.

PIRL.

Oimè! non mi tradite.

FOR.

Presto, presto. (apre lo stanzino, e tornasi a picchiare all’uscio)

PIRL.

Son qui; datemi il mio mantello.

FOR.

Presto, che non c’è tempo.

PIRL.

Il mantello, il cappello...

FOR.

Son nella cassapanca serrati, io n’avrò cura.

Presto, presto, venite.

PIRL.

Io muoio di paura. (Foresta lo fa entrare a forza nello stanzino, ed entravi ella ancora)

 

 

 


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