Carlo Goldoni
Il Moliere

ATTO TERZO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

La Béjart, Isabella, in abito da scena, e detti.

 

BÉJ.

Molier, vengo al teatro, e meco vien mia figlia;

Il comune interesse mi sprona e mi consiglia.

Ma se d’un solo sguardo m’accorgo, la commedia

Finirà, ve lo giuro, in scena di tragedia.

MOL.

Signora, poiché il cielo mi scopre reo qual sono,

Dell’amorosa colpa io chiedo a voi perdono:

Per non mirar la figlia avran questi occhi un velo.

Odiatemi, s’io manco, e mi punisca il cielo. (parla in tuono di bacchettone)

BÉJ.

Fate voi scena or meco? Mi deridete, indegno?

MOL.

Per carità, signora, calmate il vostro sdegno. (come sopra)

VAL.

(Egli mi muove a riso).

BÉJ.

Quest’è l’amor da padre,

Che aver per Isabella diceste a me sua madre?

MOL.

Ahi! che il rossor mi opprime. (come sopra)

BÉJ.

Alma d’inganni amica,

La parte d’impostore farai senza fatica.

MOL.

Soffro gl’insulti in pena delli delitti miei. (come sopra)

BÉJ.

Non finger, scellerato, che un mentitor già sei.

MOL.

Il cielo vi perdoni. (come sopra)

BÉJ.

Il cielo ti punisca.

MOL.

Ch’io parta permettete, e ch’io vi riverisca. (come sopra, e parte)

 

 

 


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