Carlo Goldoni
Il Moliere

ATTO TERZO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

La Béjart e detti.

 

BÉJ.

(Molier parla a Isabella?) (osservando in disparte)

MOL.

Io sono un uom leale.

(In tuono pedantesco, vedendo la Béjart)

L’amor vostro, figliuola, convien metter da banda,

Ed obbedir dovete la madre che comanda.

Udite un che vi parla, pien di paterno zelo:

(Ecco la genitrice); vi benedica il cielo. (parte)

ISAB.

(Comprendo il cambiamento).

VAL.

(È un comico perfetto).

BÉJ.

(Di Molier non mi fido. Vivrò sempre in sospetto).

Andiamo. (a Isabella)

ISAB.

V’obbedisco.

BÉJ.

Mia morte tu sarai.

ISAB.

Signora, perdonate...

BÉJ.

Olà, non taci mai? (partono)

VAL.

Ah! voglia il ciel che alfine vadan le donne in scena,

E prendano un’altr’aria tranquilla e più serena;

Onde dal popol vario s’applauda l’Impostore,

E a noi util ne venga, e gloria al degno autore.



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