Carlo Goldoni
Il Moliere

ATTO QUARTO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Leandro, il conte Lasca e detti.

 

LEAN.

Viva Molier millanni, viva la vostra musa

Ad istruire eletta, a dilettar sol usa.

Ah! che piacer di questo maggior non ho provato:

Molier, ve lo protesto, m’avete imbalsamato.

MOL.

Grazie, amico...

CON.

Che stile! Che nobili concetti!

Che forti passioni! Che naturali affetti!

MOL.

Signor, troppa bontà...

LEAN.

Più vivamente espresso

Carattere non vidi. Parea Pirlone istesso.

MOL.

Voi mi fate arrossire...

CON.

Gran forza, gran morale!

Opra non vidi mai piena di tanto sale.

MOL.

Cortese cavaliere...

LEAN.

Celebre, egregio autore!

CON.

Maestro della scena, e della Francia onore.

VAL.

(Credo che alle parole il cuor non corrisponda).

MOL.

(Sogliono gl’ignoranti andar sempre a seconda).

LEAN.

Moliere, a voi vicina avete un’osteria,

Con vin di cui migliore non bevvi in vita mia.

MOL.

(Ecco lo stile usato).

CON.

È un vin troppo bestiale.

LEAN.

Il Conte non sa bere.

CON.

Ma voi siete brutale.

LEAN.

Venne al teatro meco, e non vedea la via;

Andammo barcollando sino alla loggia mia.

Giunti colà ripieni del vino saporito,

Il Conte alla commedia tre ore avrà dormito.

MOL.

Tre ore?

VAL.

(L’ha sentita. Parla con fondamento).

LEAN.

Fec’io quel che far soglio, quando alterar mi sento.

Andai a prender l’aria men calda e più serena,

E tornai ch’ei dormiva, verso l’ultima scena.

VAL.

(Non ne lasciò parola).

MOL.

Dunque, per quel ch’io veggio,

Un dormì tutto il giorno, e l’altro fu al passeggio.

Eppur note vi sono le cose peregrine...

CON.

A me basta il principio.

LEAN.

Ed a me basta il fine.

CON.

So giudicar le cose vedute anche di volo.

LEAN.

Il pubblico v’applaude, ed io me ne consolo.

CON.

Sentonsi per le strade ridire i frizzi, i sali.

LEAN.

Un sarto ha registrati tutti i passi morali.

VAL.

(Ecco de’ lor giudizi la forza e l’argomento).

MOL.

(Questi son quei cervelli, di cui tremo e pavento).

LEAN.

Dopo essere noi stati ad ammirarvi in scena,

Molier, vogliam godervi in casa vostra a cena.

MOL.

Ma come alla commedia v’andaste deliziando,

Un cenerà dormendo, e l’altro passeggiando.

LEAN.

Via, via, siam vostri amici, e siamo qui per voi,

E chi vorrà dir male, avrà da far con noi.

CON.

La gloria di Moliere io sostener m’impegno.

LEAN.

Che uomo singolare!

CON.

Che peregrino ingegno!

MOL.

(Eppur fia necessario aver tal gente amica).

Volete cenar meco? Uopo non è ch’io il dica.

Poco, ma di buon cuore, avrete da Moliere,

Che solo per dar molto, molto vorrebbe avere.

LEAN.

Conte, a bere vi sfido.

CON.

Io la disfida accetto.

LEAN.

Voi non andate a casa.

CON.

Molier ci darà un letto. (partono)

VAL.

Signor, codesta gente come soffrir potete?

MOL.

Giovine siete ancora; udite ed apprendete.

I tristi più che i buoni noi secondar conviene,

Acciò non dican male, se dir non sanno bene.

Il finger per inganno è vergognosa frode,

Ma il simular onesto è pregio, e merta lode. (parte)

VAL.

Moliere è un uomo saggio, Moliere è un uomo tale,

Di cui la Francia nostra non ha, non ebbe eguale;

Ed esser non potrebbe in scena autor valente,

S’egli non fosse in casa filosofo eccellente. (parte)



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