Carlo Goldoni
Il mondo della luna

ATTO PRIMO

SCENA SETTIMA

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SCENA SETTIMA

 

Camera in casa di Bonafede con loggia aperta, tavolino con lumi, e sedie.

 

Flaminia e Clarice

 

CLAR.

Eh venite, germana:

Andiam su quella loggia

A goder della notte il bel sereno.

FLAM.

Se il genitor austero

Ci ritrova colà, misere noi!

CLAR.

Che badi a' fatti suoi.

Ci vuol tener rinchiuse

E dall'aria difese,

Come fossimo noi tele di ragno

FLAM.

Finché noi siam soggette

Al nostro genitor, convien soffrire

CLAR.

Ma io, per vero dire,

Stanca di questa soggezion noiosa,

Non veggo l'ora d'essere la sposa.

FLAM.

E quando sarem spose,

Avrem di soggezion finiti i guai?

Anzi sarem soggette più che mai.

CLAR.

Eh sorella, i mariti

Non son più tanto austeri:

Aman la libertade al par di noi,

Ed abbada ciascuno ai fatti suoi.

FLAM.

Felici noi, se ci toccasse in sorte

Un marito alla moda. Ah sventurate,

Se un geloso ci tocca!

CLAR.

In pochi giorni,

O ch'io lo guarirei,

O che al mondo di lo manderei!

FLAM.

Vorreste forse avvelenarlo?

CLAR.

Oibò!

Ma il segreto io so,

Con cui questi gelosi

Dalle donne si fan morir rabbiosi.

FLAM.

Se l'accordasse il padre,

Spererei con Ernesto esser felice.

CLAR.

Lo spererei anch'io

Con Ecclitico mio.

FLAM.

Quell'Ecclitico vostro

È un uom ch'altro non pensa

Che a contemplar or l'una or l'altra stella.

CLAR.

Questo è quello, sorella,

Che in lui mi piace più.

Finché ei pensa alla Luna, ovvero al Sole,

La sua moglie farà quello che vuole.

FLAM.

Ma il genitore io temo

Non vorrà soddisfarci.

CLAR.

Evvi in tal caso

Un ottimo espediente:

Maritarci da noi senza dir niente.

FLAM.

Ciò so che non conviene a onesta figlia,

Ma se amor mi consiglia,

E il padre a me si oppone,

Io temo che all'amor ceda ragione.

 

Ragion nell'alma siede

Regina dei pensieri,

Ma si disarma e cede

Se la combatte amor.

E amor, se occupa il trono,

Di re si fa tiranno,

E sia tributo o dono,

Vuol tutto il nostro cor. (parte)

 

 

 


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