Carlo Goldoni
Il negligente

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA   Aurelia, poi Filiberto

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SCENA OTTAVA

 

Aurelia, poi Filiberto

 

AUR.

O bene o mal che sia,

Quando a noi altre donne

Ci vien quest'appetito,

Senza filosofar pigliam marito.

Ma ecco che sen viene

Il signor Filiberto.

FIL.

Bene, bene, (verso la scena)

Si farà, si farà, non mi stancate.

Oh Aurelina, che fate?

AUR.

Benissimo starei,

Se fossi in grazia sua.

FIL.

La mia grazia, lo sai, che tutta è tua.

AUR.

S'accomodi un pochino.

Guardate, poverino,

Egli è tutto sudato;

Si sarà affaticato. (lo asciuga col fazzoletto)

FIL.

Se lo dico!

Mi voglion far crepare.

M'hanno fatto cercare

Una scrittura antica.

L'ho cercata mezz'ora. Oh che fatica!

AUR.

Eh, signor Filiberto,

Io so che vi vorrebbe,

Per sollevarvi da cotanti affanni.

FIL.

Sì, mia cara Aurelina,

Dite, che vi vorrebbe?

AUR.

Una sposina.

FIL.

Una sposina? Sì; ma il matrimonio

Porta seco de' pesi.

Il marito dev'esser uom valente;

Ed io sono avvezzato a non far niente.

AUR.

Vi vorrebbe una moglie

Che sollevar sapesse

Dagli affari il marito;

Un'economa esperta

Che sapesse di conti e di scrittura;

Una che con bravura

Da sé sapesse spendere,

Comprar, cambiare e vendere;

Che con i palazzisti

Sapesse favellare a tu per tu,

E sapesse frenar la servitù.

FIL.

Oh il ciel volesse che una donna tale

Ritrovar io potessi!

Non so dire per lei cosa facessi.

AUR.

Per vendere e comprar son nata apposta.

FIL.

Oh brava!

AUR.

So di conti e di scrittura;

Ed ho l'economia già per natura.

FIL.

Come sei tu informata

Di Palazzo e di lite?

AUR.

Oh, che cosa mai dite?

So tutte le malizie

Ch'usano i palazzisti

Per far le cose dritte apparir torte;

E so andar, quando occorre, per le corte.

FIL.

Tu sei una gran donna!

(Davver, che quasi quasi

Io me la piglierei).

AUR.

(Quanto è baggiano!

Spero che il laccio non sia teso invano).

FIL.

Dimmi, Aurelia, inclinata

Sei tu pel matrimonio?

AUR.

Oh signor no.

FIL.

E s'io ti proponessi un buon partito?

AUR.

Quando fosse il marito...

Come sarebbe a dir...

FIL.

Via, parla schietto.

AUR.

Mi vergogno davvero.

FIL.

Qui nessuno ci sente.

AUR.

Quando fosse il marito come voi...

FIL.

Tuo marito sarò, se tu mi vuoi.

AUR.

Ma io povera sono, e non ho dote.

FIL.

Io, io te la farò.

AUR.

E poi... signore... io so

Che graziosa non sono, e non son bella.

FIL.

Cara, tu agli occhi miei sembri una stella.

 

AUR.

Oimè, cos'è questo

Ch'io provo nel core?

Nemica d'amore

Son stata finor:

Adesso per voi

Mi sento languir.

Mio caro, ma poi,

Di me che sarà?

Son troppo innocente

Nell'arte d'amar.

Oimè, non vorrei

Lasciarmi ingannar.

Di me semplicetta,

Di me poveretta,

Abbiate pietà. (parte)

 

 

 


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