Carlo Goldoni
Ircana in Ispaan

ATTO PRIMO

Scena Quinta. Bulganzar e dette

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Scena Quinta. Bulganzar e dette

 

BULGANZAR: Posso venir?

IBRAIMA: Sì, vieni.

LISCA: Vien, Bulganzar garbato.

ZAMA: Racconta qualche cosa.

IBRAIMA: Narraci quel ch'è stato.

BULGANZAR: Che volete ch'io narri? Questa è la conclusione:

Ircana finalmente consorte è del padrone.

IBRAIMA: Eccole tutte due contente in un sol .

Una sposato ha Tamas, l'altra ha sposato Alì.

BULGANZAR: Parvi che sien contente ai lor mariti appresso;

Ma le disgrazie loro hanno principio adesso.

Ircana, che ha ottenuto quel che ottener volea,

Irata, come prima, veduto ho che fremea.

Lo sa che in questa casa venir le fu interdetto;

Sa che Fatima ancora dimora in questo tetto.

Gettarsi ella vorrebbe del suocero alle piante;

Ma ancor le sospetto di Fatima il sembiante;

Ed ha che la tormentano, senza ascoltar ragione,

La gelosia da un lato, dall'altro l'ambizione.

ZAMA: Prego il ciel che non torni.

LISCA: Or sì, s'ella vi viene

Col nome di padrona, con lei si starà bene!

IBRAIMA: Meglio per noi, che avesse Fatima a restar qui.

BULGANZAR: Ora è in un bell'imbroglio anche il povero Alì.

IBRAIMA: Perché?

BULGANZAR: Chi sa se Osmano, l'altrier da noi partito,

Contento è ch'egli sia di Fatima marito?

V'è una gran differenza di Tamas dallo stato

A quello di costui, che meno è fortunato.

Egli al campo vicino a ritrovarlo andò;

Ma che ritorni vivo promettere non vuo'.

Osmano è una bestiaccia; se scaldasi il cervello,

Rimanda senza testa il genero novello.

LISCA: Per Fatima la cosa brutta sarebbe affé,

Vedova andar due volte in men di giorni tre.

IBRAIMA: Perché andar egli stesso? Altri dovea mandar;

Era men mal che andato fossevi Bulganzar.

BULGANZAR: Brava; perché s'avesse dunque con me sfogato

IBRAIMA: Se teco si sfogava, che mal sarebbe stato?

Al mondo poco preme d'un uom come sei tu.

Tu sei su questa terra un mobile di più. (parte)

BULGANZAR: Sentite come parla colei con un par mio?

LISCA: Caro il mio Bulganzar, penso così ancor io.

Un albero incapace di rendere buon frutto,

È ben che dalla terra si sradichi del tutto.

BULGANZAR: Che ti venga il malanno.

ZAMA: Non ti sdegnare, amico.

Si sa che tu nel mondo non che d'intrico.

Un uom che ha la consorte, da lei non s'ha a dividere:

Se muore Bulganzar, è un uom che fa da ridere. (parte)

BULGANZAR: Maltrattano le donne con sprezzo e villania,

Ma alfin, se son qual sono non è per colpa mia.

Eppure intesi a dire vi sieno in altri stati

Degli uomini miei pari, e ricchi e fortunati.

Se avessi bianco viso, andar vorrei lontano,

A far la mia fortuna da musico soprano.

 


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