Carlo Goldoni
Ircana in Ispaan

ATTO PRIMO

Scena Sesta. Tamas ed Ircana

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Scena Sesta. Tamas ed Ircana

 

Campagna rasa con veduta della porta della città d’Ispaan.

 

TAMAS ed IRCANA, passeggiando ambidue alcun poco senza dir nulla

 

IRCANA: Tamas, che pensi?

TAMAS: Ah penso dove trovare onesto

Luogo per ricovrarci.

IRCANA: Non ti smarrir per questo.

Lungi da questo cielo errar non mi confondo.

Vivesi dappertutto. Patria di tutti è il mondo.

TAMAS: Perché resisti, Ircana, se ritentar mi affretto

Del genitor che m'ama di ritornare al tetto?

IRCANA: Tamas non ti sovviene ch'ivi colei dimora

Che fu tua donna un tempo, e mia nemica è ancora?

TAMAS: Sposa è d'Alì.

IRCANA: Ma invano speri ch'estinto in petto

Abbia ver me lo sdegno, abbia per te l'affetto.

Fin che colei dal fianco di Machmut non riede,

Non ti pensar ch'io porti a quelle soglie il piede.

TAMAS: Pria di lasciar la patria per procacciare i stenti,

Vuol la ragion che almeno il genitor si tenti.

IRCANA: Va, se ti cale, ingrato, d'un ben per me perduto.

In faccia al padre offeso rinnova il mio rifiuto.

Se più della mia destra gli agi paterni apprezzi,

Ricompra la tua pace al suon de' miei disprezzi.

Fammi veder che a forza, alla mia destra unito,

L'ombre ti fer mio sposo, ti alzi col sol pentito.

E che, per uso, avvezzo cambiar sposa ed amante,

I tuoi sospir son frutti di un'anima incostante.

TAMAS: Non si aspettava, Ircana, Tamas fra i mali suoi

Rimproveroacerbo udir dai labbri tuoi.

Tu, crudel, mi rinfacci la sposa abbandonata?

Tu della mia incostanza, tu mi favelli, ingrata?

Giacqui con lei fra l'ombre, l'abbandonai col sole.

Per seguir te, dolente lascio d'Osman la prole.

Teco la mia passione mi torna ai primi lacci,

E la mia debolezza, crudel, tu mi rinfacci?

Ah, se ti amassi meno, questo rimbrotto amaro

Farmi potria pentire

IRCANA: No, non pentirti, o caro.

Scusa l'amor che in questi momenti ancor primieri

Sforza talor ch'io temi, opra talor ch'io speri.

So che piacer tu prendi nel vagheggiar miei lumi,

So che il rigor sapesti soffrir de' miei costumi.

E non vorrai spiacermi, e mi trarrai dal petto

Ogni ombra di timore, ogni di sospetto.

TAMAS: Tanto desio star teco, tanto il tuo amor mi preme,

Che pria di dispiacerti teco penar vo' insieme.

Faccia di me ancor peggio barbara sorte ultrice,

Mi basta viver teco per essere felice.

Andiam peregrinando per balze e per foreste:

Fuggiam da queste piagge orribili e funeste.

Adatterò la mano fino all'aratro istesso,

Per procacciarmi il pane alla mia sposa appresso;

Servir non mi fia grave fin l'inimico, il Trace,

Purché menare io possa teco i miei giorni in pace.

IRCANA: Tu servir? tu smarrire di libertà il tesoro?

TAMAS: Bastami che tu mi ami.

IRCANA: Idolo mio, ti adoro.

 (si scostano alquanto in atto di lacrimare in segreto)

TAMAS: Oh forza di destino!

IRCANA: Oh tenerezza, oh amore!

Mira chi a noi sen viene.

TAMAS: Stelle! il mio genitore.

(si accosta verso la scena per nascondersi)

Non ho cuor di mirarlo. Troppo mi rende afflitto,

In faccia al padre mio, l'idea del mio delitto.

IRCANA: Qual delitto? Sposarmi colpa tu credi, ingrato?

Torna, se così pensi, nel libero tuo stato.

TAMAS: Ma per pietà, crudele, cessa di tormentarmi.

IRCANA: Va, Machmut si avanza.

TAMAS: Ah chi potrà salvarmi?

Tremo dell'ira sua.

IRCANA: Celati.

TAMAS: E poi?

IRCANA: Riposa

Sul poter d'una donna, sull'amor di una sposa.

TAMAS: Idolo mio...

IRCANA: Ti cela, lascia a me il provvedere.

Il mio voler si faccia

TAMAS: Facciasi il tuo volere. (parte)

 


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