Carlo Goldoni
Ircana in Ispaan

ATTO QUARTO

Scena Prima. Zama, Ibraima, Lisca, Vajassa

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ATTO QUARTO

 

Scena Prima. Zama, Ibraima, Lisca, Vajassa

 

Sala di Machmut con varie porte e con vari guanciali per sedere.

 

VAJASSA: Figlie, vi amerò sempre, sempre vi vorrò bene;

Ma a me portar rispetto ed obbedir conviene.

Soprattutto mi preme saper con verità

Tutto quel che si parla, tutto quel che si fa.

Talor quando il scirocco a inumidir ci viene,

Per dir la verità, ci sento poco bene;

Ma se il Caucaso freddo ci manda il vento asciutto,

Si scioglie la flussione, e sento quasi tutto.

LISCA: Oggi che borea spira, ci sentirete.

VAJASSA: Che?

ZAMA: Sorda è sempre ad un modo. (ad Ibraima)

IBRAIMA: Pare così anche a me.(a Zama)

VAJASSA: Voglio saper di ognuna prima di tutto il nome,

Quando comprate foste, donde veniste, e come;

E più dell'altre schiave conoscere mi preme

Due che son qui venute ad ingiuriarmi insieme.

IBRAIMA: Ibraima è il mio nome, tartara di nazione

Saran due anni ormai che mi comprò il padrone.

VAJASSA: Quando saprò chi siete, saprò anch'io regolarmi.

IBRAIMA: Se parlo, e non mi sente, è vano il faticarmi.

ZAMA: Zama son io...

VAJASSA: Non credo di domandar gran cosa.

ZAMA: Ma il mio destin crudele...

VAJASSA: Son donna di buon cuore;

Anch'io son stata giovine, e so cos'è l'amore.

Saprò qualche cosetta facilitare anch'io:

Basta che il ver mi dite.

LISCA: Mosca è il paese mio.

Lisca mi chiamo; in Persia venni, non so dir come.

VAJASSA: Via, ditemi, ragazze, la vostra patria e il nome.

LISCA: Non vel dissi? (forte)

VAJASSA: Può darsi.

ZAMA: Non avete sentito

Da noi la patria e il nome?(forte)

VAJASSA: Eh sì, sì, vi ho capito.

(Di lor poco mi preme). Da voi vogl'io sapere

Chi son quell'altre due che sembrano più altere.

LISCA: Una è Fatima e l'altra è Ircana l'orgogliosa.

L'una è sposa d'Alì, l'altra è di Tamas sposa.

VAJASSA: Una si chiama? (ponendosi la canna all’orecchio)

LISCA: Fatima.(forte nella canna)

VAJASSA: Bene: quell'altra? (come sopra)

LISCA: Ircana. ? (come sopra)

IBRAIMA: Non basta ad informarla né anche una settimana. (a Zama)

VAJASSA: Sono schiave? ? (come sopra)

LISCA: No, spose. ? (come sopra)

VAJASSA: Spose entrambe? Di chi? ? (come sopra)

LISCA: L'una è sposa di Tamas, l'altra è sposa d'Alì. (come sopra)

VAJASSA: Tamas di chi è consorte? ? (come sopra)

LISCA: Fatima avea sposata; (come sopra)

Ma vi dirò poi dopo la cosa come è andata.

Sappiate che il padrone...

VAJASSA: Per or basta così.

Ho inteso, sarà dunque sposo d'Ircana Alì.

Tamas sposo di Fatima, d'Ircana Alì è marito.

Non me lo scordo più.

ZAMA: Brava! ha bene capito. (con ironia)

VAJASSA: Ritiratevi, o figlie, a lavorare un poco;

Poi tornerete unite al passatempo, al gioco.

Sarò con voi discreta più assai che non pensate;

Ma far quel che conviene prima si deve: andate.

ZAMA: Andiam, che ormai crepare dal ridere mi sento:

Non vi è di questa vecchia miglior divertimento. (ad Ibraima e parte)

IBRAIMA: A lei quel che si vuole può dirsi impunemente:

Vecchia, befana, arpia.

VAJASSA: Che dici?

IBRAIMA: Oh niente, niente.(parte)

VAJASSA: D'una madre amorosa il ciel vi ha provveduto.(a Lisca)

LISCA: Che ti venga il malanno.

VAJASSA: Che dici?

LISCA: Vi saluto.(forte e parte)

 


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