Carlo Goldoni
Ircana in Ispaan

ATTO QUARTO

Scena Undicesima. Scach Bey e detti

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Scena Undicesima. Scach Bey e detti

 

SCACH BEY: Il grande, alto, possente, dominator del mondo,

Il Sofì della Persia, re di pietà fecondo,

Figlio del sol lucente, prole di semidei,

Consolator de' giusti sterminator dei rei,

Me suo ministro umile, scelto tra' servi suoi,

Manda di sua clemenza apportatore a voi.

(tutti odono queste parole col capo chino, colla mano alla fronte)

MACHMUT: Bey, siedi. Sedete. (siede e fa sedere tutti.)

SCACH BEY: Spiacque al Re mio signore

Che fosse a tal eccesso spinto Osman dal furore.

N'ebbe il Visir cordoglio, spiacer n'ebbe il Divano,

Piangono le milizie l'error del capitano;

Ma delle glorie ad onta d'uom valoroso e forte,

Condannano le leggi lo sventurato a morte.

Giunsero a piè del trono di Machmut i voti,

Di Machmut i pregi non sono al regno ignoti.

Questi all'imprese aggiunti del valoroso Osmano,

E vita e libertade gli otterran dal Divano.

Il gran Visir istesso la grazia ha già soscritto,

Indi ha il firman segnato l'alto monarca invitto.

Ma per vietar lo scandalo in faccia alla milizia,

Dee in parte soddisfarsi la pubblica giustizia;

Onde quel che doveva pagar sanguecaro,

Concedesi che vaglia pagar con il denaro.

Per sua cagion si contano cento guerrier fuggiti:

Sono sessanta i morti, ottanta e più i feriti.

Devono risarcirsi, e monta il prezzo loro,

Con pietà calcolato, a trenta borse d'oro.

Queste al Casnà si denno del sommo alto Regnante;

Al Visir, al Divano, si devono altrettante.

Mercé borse sessanta, Osmano avrà il perdono;

E chi il danar mi conta, ha la sua vita in dono.

MACHMUT: Merita ben la vita d'uomo ai trionfi avvezzo

Che vendasi per esso la grazia a un sì gran prezzo.

In vece del suo sangue, borse sessanta d'oro

È una pietà che in premio da noi chiede un tesoro.

SCACH BEY: Machmut, se del tempo, se della grazia abusi,

Saranno i comun voti dal tribunale esclusi.

O le richieste borse a numerar ti appresta,

O del Bazar a vista troncasi a Osman la testa.

MACHMUT: Vanne, l'oro richiesto si troverà; saziata

De' persian ministri sia l'ingordigia usata.

A mercatar quel sangue meco venisti, il so.

Non si dona, si vende. Avidi, il comprerò. (s’alza)

SCACH BEY: Tal del monarca ardisci...

MACHMUT: Ciò non vantarmi in faccia.

Il nome del sovrano si veneri, e si taccia.

Non vende i suoi vassalli chi di tesori abbonda;

Si val del regio nome lo stuol che lo circonda.

Conosco anch'io la corte che in Ispaan fiorisce:

Col sangue degli oppressi s'innalza e si arricchisce.

SCACH BEY: Tu perderai la grazia, se tal favelli audace.

MACHMUT: L'oro è già preparato. Bey, vattene in pace.

SCACH BEY: L'uso condanno io stesso. Ti compatisco, addio.

(Perdere non vorrei le dieci borse anch'io).(da sé e parte)

 


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