Carlo Goldoni
Ircana in Ispaan

ATTO QUINTO

Scena Terza. Tamas e detti

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Scena Terza. Tamas e detti

 

TAMAS: Padre, signor, perdona se or più che mai ti spiaccio.

Sono, se parlo, ingrato, ma son più reo, se taccio.

Allor che un de' due mali certo prevede il cuore,

Anche prudenza insegna sceglier dei due il minore.

Male per te, per noi, ch'io di qua mi allontani,

Male ch'io resti, e veggasi scoppio di sdegni insani.

Perdi, s'io parto, un figlio, perdi assai più, s'io resto;

Assicurar tua pace giusto mi sembra e onesto.

Sai che due donne insieme, unite in pari grado,

Mai si veggono in pace, o veggonsi di rado.

Fatima andar non deve lungi da te, il confesso;

Resti con te, che il merta, te lo consiglio io stesso.

Alla virtù che ha in seno, al doppio benefizio

Ch'ella ci usò pietosa, deesi un tal sagrifizio.

Se l'amor tuo il consente, fissar la mia dimora

In Ispaan potrei, poco a te lungi ancora.

Ti vedrò, mi vedrai; basta l'istesso tetto

Non chiuda le due donne che miransi a dispetto.

Deh, se ragion tu trovi nel mio pregar sincero,

Non mi negar tal dono; sì, conseguirlo io spero.

ALÌ: Tamas, non sarà mai...

MACHMUT: Taci, non si confonda

Col tuo dritto il mio dritto. La mia ragion risponda. (ad Alì)

Figlio, abbastanza ardisti finor nel patrio tetto

Seguir le leggi indegne d'un sregolato affetto.

Tu m'insultasti, ingrato, ti perdonai gl'insulti;

Teco provai gli effetti della natura occulti:

Ma la pietà soverchia colla viltà confina;

Chi feo la tua fortuna, può far la tua rovina.

Fra i due previsti mali, perfido figlio, il veggio,

Per mio rossor tu scegli, per tua sventura, il peggio.

Male per te se parti, male per me se resti;

Ma fra gli estremi il senno mezzi ritrova onesti.

Chi è che il restar con noi rende a te periglioso?

Chi è che da noi lontano promette il tuo riposo?

Una superba donna, in cui d'amore il frutto

A te sarà funesto, e indomito per tutto.

No, non comanda Ircana di Machmut nel tetto;

No, Tamas non isperi partirsi a mio dispetto.

Se la tua sposa altera cova nel sen lo sdegno,

Vada a sfogarsi altrove, cuor di pietade .

A te l'albergo istesso che ti ho, padrone, offerto,

Per pena a' tuoi deliri, in carcere converto.

Vivo non uscirai, crudel, da queste mura:

Qui il genitore offeso ti arresta e ti assicura.

Vivi qual schiavo abbietto, se comandar ricusi,

Soffri il rigor del padre, se dell'amore abusi.

E la spietata Ircana, femmina indegna e prava,

Resti di sposa in vece, qual mia nemica e schiava.

Alì non mi risponda, Tamas o mi ami, o tema,

Fatima non mi sdegni, veggala Ircana, e frema. (Tamas ed Alì abbassano il capo in segno di riverenza, e tacciono, nel mentre che Machmut passeggia sdegnato.

 


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