Carlo Goldoni
Ircana in Julfa

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Se è vera l'impazienza che tanti e tanti, e in voce e per lettera, mi han dimostrato di vedere alla luce la Ircana in Julfa, spero che ora saranno contenti. Ma sicuramente mi aspetto che sarà ad essi interrotto il piacere, ed a me scemato il merito di aver procurato di soddisfarli, con una nuova loro impazienza di vedere stampata quell'altra col titolo d'Ircana in Ispaan, desiderosi di avere sotto degli occhi l'intiera favola in tre diverse azioni distribuita. Ma tutte le cose non si possono avere quando si vogliono; e per quanto io desideri di soddisfare i Padroni e gli amici, non mi permettono le mie convenienze di far di più. Pazientino ancora un poco; spero che nel sesto Tomo mi sarà permesso di contentarli; e si compiacciano intanto di accoglier questa dai Torchi, come l'hanno benignamente sofferta sopra le Scene. Ella non ebbe, a dir vero tutta quella gran sorte che favorì estraordinariamente la prima; però i Comici ed io ne restammo contenti, perché eglino in parecchie sere ne ritrassero utile non ordinario, ed a me furono fatte delle graziose congratulazioni. Fu creduto universalmente che la minor fortuna di questa provenisse dallo strepitoso incontro che aveva avuto quell'altra; e si è reputato quasi per impossibile che sull'argomento medesimo una nuova rappresentazione potesse competerla colla prima. Pure si è veduto nell'anno dopo l'Ircana in Ispaan lasciarsi addietro le altre due lungo tratto, ed essere con eccesso di giubbilo dall'universale aggradita. Oh (mi dirà qui taluno) tu vai tessendo gli elogi alle tue Commedie, e facendo gareggiare nel merito queste tre Sorelle, vuoi che si lodi e si onori il Padre. Lettor carissimo, soffri pazientemente ch'io dica la verità in mio vantaggio, giacché mi vedesti più volte prontissimo a dirla anche in mio discapito. Se una Commedia non ha incontrato, lo dico io medesimo nelle mie Prefazioni, e lo dico in un tempo che forse il Mondo se ne potrebbe aver scordato; e non lo dico già per far del male a me stesso, ma per lasciare ai posteri una memoria vera e costante del genio dei nostri tempi; e nella stessa maniera, e per lo stesso fine, rendo ragione a quelle opere mie che hanno avuto miglior fortuna.

Trovasi scritto nella Prefazione alla Sposa Persiana il modo onde è nata questa sua seconda Sorella, ed è inutile che qui lo ripeta. Dirò bene non avere osservato in questa l'unità della Scena, come fatto avea nella prima, per quella ragione che più volte ho detto, di non esser io attaccato a un simile precetto in modo che la unità della Scena mi sconcerti l'ordine della favola che ho divisato; bastami che le mutazioni convengano alla unità dell'azione, che è il primo precetto che devesi rigorosamente osservare. Contribuisce moltissimo a questa rappresentazione la mutazion delle Scene, e per gli accidenti, e per lo spettacolo. Siccome nella prima ho posto in veduta moltissime accostumanze degli Persiani, così in questa parecchie ne ho esposte degli Armeni. Si sa, e si può riscontrare negli Storici e nei Viaggiatori, essere Julfa un sobborgo d'Ispaan, distante tre miglia italiane, assegnato dai Re di Persia per abitazione agli Armeni, dove godono essi moltissimi privilegi, osservano il loro rito ed i loro costumi, e formano quasi una Città separata. Tutto ciò aveva io di già accennato e sparso nella prima Commedia, senza idea di aver in seguito ad immaginar la seconda, e le cose scritte mi hanno somministrato l'idea per le posteriori; e se il più delle volte devesi affaticare per condur bene sopra di un dato argomento una Commedia sola, questa volta emmi riuscito sopra di un solo argomento

formarne tre.



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