Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO PRIMO

SCENA OTTAVA   Milord Bonfil poi miledi Daure

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SCENA OTTAVA

 

Milord Bonfil poi miledi Daure

 

BONF. Sarà meglio ch'io parli a miledi Daure. Ella dirà per me al cavaliere quello ch'io aveva intenzione di dirgli.

MIL. Milord, posso venire?

BONF. Venite.

MIL. Oggi avete volontà di parlare?

BONF. Sì, ho bisogno di parlar con voi.

MIL. Mi parete turbato.

BONF. Ho ragione di esserlo.

MIL. Vi compatisco. Pamela, dacché ha cambiato di condizione, pare che voglia cambiar costume.

BONF. Qual motivo avete voi d'insultarla?

MIL. Il cavaliere m'informò d'ogni cosa.

BONF. Il cavaliere è un pazzo.

MIL. Mio nipote merita più rispetto.

BONF. Mia moglie merita più convenienza.

MIL. Se non la terrete in dovere, è donna anch'ella come le altre.

BONF. Non è riprensibile la sua condotta.

MIL. Le donne saggie non danno da sospettare.

BONF. Qual sospetto si può di lei concepire?

MIL. Ha troppa confidenza con milord Artur.

BONF. Milord Artur è mio amico.

MIL. Eh, in questa sorta di cose gli amici possono molto più dei nemici.

BONF. Conosco il di lui carattere.

MIL. Non vi potreste ingannare?

BONF. Voi mi volete far perdere la mia pace.

MIL. Son gelosa dell'onor vostro.

BONF. Avete voi qualche forte ragione per farmi dubitare dell'onor mio?

MIL. Il cavaliere mi disse...

BONF. Non mi parlate del cavaliere. Non ho in credito la sua prudenza, e non do fede alle sue parole.

MIL. Vi dirò un pensiere, che mi è venuto.

BONF. Sì, ditelo.

MIL. Vi ricordate voi con quanto studio, con quanta forza vi persuadeva milord Artur a non isposare Pamela?

BONF. Sì, me ne ricordo. Che cosa argomentate voi dalle dissuasioni del caro amico? Non erano fondate sulla ragione?

MIL. Caro fratello, le ragioni d'Artur poteano esser buone per un altro paese. In Londra un cavaliere non perde niente, se sposa una povera fanciulla onesta. Io non mi risentiva contro di lei per la supposta viltà della sua condizione, ma mi dispiaceva soltanto per quell'occulta ambizione, che in lei mi pareva di ravvisare. Milord Artur, che non è niente del vostro, non poteva avere questo riguardo. Piuttosto, riflettendo alle sue premure d'allora, e alle confidenze presenti, potrebbe credersi ch'egli vi persuadesse a lasciarla, pel desiderio di farne egli l'acquisto.

BONF. È troppo fina la vostra immaginazione.

MIL. Credetemi, che poche volte io sbaglio.

BONF. Spero che questa volta v'ingannerete.

MIL. Lo desidero, ma non lo credo.

BONF. Pensate voi che passassero amori fra milord Artur e Pamela?

MIL. Potrebbe darsi.

BONF. Potrebbe darsi?

MIL. Io non ci vedo difficoltà.

BONF. Ce la vedo io. Artur e Pamela sono due anime che si nutriscono di virtù.

MIL. Quanto mi fate ridere! di questi virtuosi soggetti ne abbiamo veduti pochi d'innamorati?

BONF. Miledi basta così. Vorrei star solo per ora.

MIL. Anderò a trattenermi col cavaliere.

BONF. Dite al cavaliere che favorisca andarsene, e in casa mia non ci torni.

MIL. Volete che accada peggio fra lui e milord Artur? Questa loro inimicizia non fa onore alla vostra casa.

BONF. (Ah! in che mare di confusione mi trovo!) (da sé)

MIL. Milord, vi lascio solo, ci rivedremo.

BONF. Sì, ci rivedremo.

MIL. (Pamela non cessa di screditar me e mio nipote nell'animo di milord; la nostra compagnia non le piace, segno che ha soggezione di noi, che vorrebbe avere maggior libertà. Non credo di pensar male, se la giudico una fraschetta). (da sé, e parte)

 

 

 


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