Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA   Milord Bonfil poi Pamela

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SCENA DECIMA

 

Milord Bonfil poi Pamela

 

BONF. Non so se mia sorella parli con innocenza, oppur per malizia. Dubito che in apparenza soltanto abbia deposto l'odio contro Pamela. Questa virtuosa femmina è ancora perseguitata. Se fosse vera l'inclinazione, che in lei figurano per Artur, non mi avrebbe sollecitato ogni giorno, perch'io la conducessi alla contea di Lincoln. Ella forse pensa meglio di me; conosce i suoi nemici, e non ha cuor d'accusarli; perciò abborrisce un soggiorno pericoloso. Eccola, vuò soddisfarla.

PAM. Signore, eccomi ai vostri comandi.

BONF. Questo titolo di signore non istà più bene fra le labbra di una consorte.

PAM. Sì, caro sposo, che mi comandate?

BONF. Ho risolto di compiacervi.

PAM. Voi non istudiate che a caricarmi di benefizi e di grazie. In che pensate ora di compiacermi?

BONF. Da qui a due ore noi partiremo per la contea di Lincoln.

PAM. Da qui a due ore? (con meraviglia e sospensione)

BONF. Sì, preparate qualche cosa per vostro uso, al resto lasciate pensare a madama Jevre.

PAM. (Oimè, non si ricorda più di mio padre). (da sé)

BONF. (Si turba. Pare che le dispiaccia). (da sé)

PAM. Signore...

BONF. Siete voi pentita di cambiar la città nella villa?

PAM. Farò sempre quel che mi comandate di fare. (mesta)

BONF. (Mi mette in sospetto). (da sé)

PAM. (Non ho coraggio d'importunarlo). (da sé)

BONF. Pamela, che novità è questa? I giorni passati Londra vi dispiaceva; ora non avete cuore d'abbandonarla?

PAM. Se così vi piace, andiamo.

BONF. Io non bramo di andarvi, che per piacer vostro.

PAM. Vi ringrazio di tanta bontà.

BONF. Mi sorprende questa vostra freddezza.

PAM. Compatitemi. Ho il cuore angustiato.

BONF. Perché, miledi? (con un poco di sdegno)

PAM. Per cagion di mio padre.

BONF. Per vostro padre eh?

PAM. Sì, milord, mi dispiacerebbe lasciarlo.

BONF. Che cosa può mancare in mia casa alle occorrenze di vostro padre?

PAM. Gli manca il meglio, se gli manca la libertà.

BONF. Questa per ora gli è differita.

PAM. Lo so pur troppo.

BONF. Chi ve l'ha detto?

PAM. Milord Artur.

BONF. Favellaste voi con milord Artur?

PAM. Sì signore.

BONF. Chi vi era presente?

PAM. Nessuno.

BONF. Nessuno?

PAM. Dell'affar di mio padre convien parlarne segretamente.

BONF. (Ha ragione). (da sé)

PAM. Spiacevi ch'io abbia parlato con milord Artur?

BONF. No, non mi spiace.

PAM. È l'unico cavaliere ch'io stimo, che mi pare onesto e sincero.

BONF. Sì, è buon amico.

PAM. È degno veramente della vostra amicizia. Parla bene, è di buon cuore. Ha tutti i numeri della civiltà e della cortesia.

BONF. (Lo loda un po' troppo). (da sé)

PAM. Ha un amor grande per il povero mio genitore.

BONF. (Se lo loda per questo, non vi è malizia). (da sé)

PAM. Sposo mio dilettissimo, possibile che non ci riesca di consolarlo?

BONF. Sì, lo consoleremo.

PAM. Ma quando?

BONF. Quando, quando? Più presto che si potrà. (alterato)

PAM. (Si altera facilmente. Quanto mai mi dispiace questo picciolo suo difetto!) (da sé)

BONF. Preparatevi per partire.

PAM. Sarò pronta quando volete.

BONF. Dite a Jevre, che venga qui.

PAM. Sarete obbedito. (con umiltà)

BONF. Se non siete contenta, non ci venite.

PAM. Quando sono con voi, non posso essere che contenta.

BONF. Volete che facciamo venir con noi della compagnia?

PAM. Per me non mi curo di aver nessuno.

BONF. Facciamo venire milord Artur?

PAM. Milord Artur mi spiacerebbe meno d'ogni altro.

BONF. Vi piace la compagnia di milord?

PAM. Non la desidero, ma se vi fosse, non mi recherebbe molestia.

BONF. (Parmi innocente. Non la mettiamo in sospetto). (da sé) Per ora non verrà nessuno. Se vi annoierete, ritorneremo in città.

PAM. Mi sta sul cuore mio padre.

BONF. Parlategli; assicuratelo che non perdo di vista le sue premure e le vostre. Sollecitatevi alla partenza.

PAM. Sarò pronta, quando vi piacerà di partire. (parte)

 

 

 


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