Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA   Pamela, poi Isacco

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SCENA TREDICESIMA

 

Pamela, poi Isacco

 

PAM. Non credo mai, che se mio consorte venisse a risapere che io ho scritto questo viglietto, potesse di me dolersi. Finalmente mio padre istesso mi ha consigliato a scriverlo ed a mandarlo. Tutto è all'ordine per la partenza, e se si allontana da Londra il mio sposo, Artur solamente può sollecitare la grazia per il povero mio genitore. Dall'acquisto della sua libertà dipende la risoluzione di far venire mia madre. Muoio di volontà di vederla. Amo i miei genitori più di me stessa, e non sono mai di soverchio le diligenze amorose di una figliuola. Isacco.

ISAC. Miledi.

PAM. Sai tu dove abiti milord Artur?

ISAC. Sì, signora.

PAM. Recagli questa lettera.

ISAC. Sì, signora.

PAM. Procura di dargliela cautamente.

ISAC. Ho capito.

PAM. Secondate, o cieli, i miei giustissimi desideri. (parte)

 

 

 


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