Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO SECONDO

SCENA TERZA   Milord Bonfil solo

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SCENA TERZA

 

Milord Bonfil solo.

 

BONF. Non sarebbe cosa fuor di natura, che Jevre tenesse più dalla parte di Pamela, che dalla mia. Le donne hanno fra di loro un interesse comune, quando trattasi di mantenersi in concetto presso di noi. Oltre di ciò Jevre ha sempre amato Pamela; e se meco è attaccata per interesse, lo sarà molto più seco lei per amore. Tutto ciò mi fa diffidar di costei e, diffidando di Jevre, posso dubitare ancor di Pamela. Se esamino la condotta ch'ella ha tenuto meco, non dovrei crederla menzognera, ma le donne hanno l'abilità di saper fingere perfettamente. Potrei lusingarmi, che riconoscendosi nata di nobil sangue, si trovasse in maggior impegno di coltivare le massime dell'onestà e del contegno, ma posso anche temere ch'ella abbia perduta quella soggezione, che le inspirava la sua creduta viltà, e che la scienza del proprio essere l'invanisca a segno di superare i rimorsi, e non abbia per me quella gratitudine, che a' miei benefizi si converrebbe. Questi miei argomenti sono per mia disgrazia sulla ragione fondati; ma quella stessa ragione, che cerca d'illuminarmi, avrà forza per animarmi. Ho amata Pamela, perché mi parve degna d'amore; saprò abborrirla, quando lo meriti. Ero disposto a sposarla, quando la credevo una serva. Avrò il coraggio di ripudiarla, benché riconosciuta per dama. Sì, la buona filosofia m'insegna, che chi non sa vincere la passione non merita di esser uomo, e che si acquista lo stesso merito amando la virtù, e detestando la scelleraggine. (parte)

 

 

 


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