Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA   Miledi Pamela, poi milord Artur

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SCENA QUINTA

 

Miledi Pamela, poi milord Artur

 

PAM. È grande veramente il bene che ho conseguito dal cielo, e conviene ch'io me lo meriti colla sofferenza. Ma in due cose son io colpita, che interessano troppo la mia tenerezza. Il padre e lo sposo sono i due cari oggetti dell'amor mio, e sono al punto di perder uno, e di essere abbandonata dall'altro. Ah, nata son per penare, e non so quando avran termine i miei martori.

ART. Miledi. (salutandola)

PAM. Voi qui, signore? non sapete i disordini di questa casa?

ART. Non vi rechi pena la mia presenza; son qui venuto per ordine di milord vostro sposo.

PAM. Compatitemi, s'io mi ritiro; non vorrei che mi ritrovasse con voi. (in atto di partire)

ART. Accomodatevi; come vi aggrada.

PAM. Milord, avete novità alcuna in proposito di mio padre?

ART. Ho un biglietto del Segretario di stato. (accostandosi un poco)

PAM. Ci buone speranze?

ART. Mi pare equivoco; non l'intendo bene.

PAM. Oh cieli! lasciatemi un po' vedere.

ART. Volentieri. (caccia di tasca un biglietto)

PAM. Presto presto, milord.

ART. Eccolo qui, madama. (nell'atto che il viglietto a Pamela, esce milord Bonfil, ed insospettisce)

 

 

 


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