Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA   Pamela e madama Jevre

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SCENA OTTAVA

 

Pamela e madama Jevre

 

PAM. Madama Jevre, consigliatemi voi nella mia estrema disperazione.

JEV. Per dire la verità, comincio a confondermi ancora io. Buona cosa che vostro padre ancor non sa niente. Ma sarebbe forse meglio ch'ei lo sapesse. Vi darebbe qualche consiglio.

PAM. Qui non c'è più nessuno. Dove mai saranno eglino andati?

JEV. Sono andati giù; li ho sentiti scender le scale.

PAM. Temo del precipizio di alcun di loro. Hanno tutti due al loro fianco la spada.

JEV. Eh, avranno considerato che pena c'è in Londra a metter mano alla spada, i pugni sono le armi, con cui si fanno in Inghilterra i duelli.

PAM. Ma io sono così agitata e confusa, che mi manca fino il respiro.

JEV. Parlate un poco con vostro padre. Informatelo della vostra disgrazia, e sentite che cosa vi sa dir quel buon vecchio.

PAM. Non ho core di farlo. So la di lui delicatezza in materia d'onore, e so che ogni mia parola gli sarebbe una ferita al seno.

JEV. Volete che gli dica io qualche cosa?

PAM. No, è meglio ch'ei non lo sappia.

JEV. Che non lo venga a sapere, è impossibile. E se lo sa per bocca d'altri, è peggio. Dubiterà che sieno vere le vostre mancanze, se voi non avete coraggio di confidarvi con lui; permettetemi ch'io l'informi, lo farò con maniera.

PAM. Fate quel che vi pare.

JEV. Poverina! vi ricordate, quando il padrone vi voleva serrar in camera? Quando vi donò quell'anello? Allora vi faceva paura il suo amore, ora vi fa paura il suo sdegno: ma quanto allora vi fu utile la modestia, ora è necessario l'ardire. Non abbiate timore. Dite le vostre ragioni dove si aspetta. Scommetto l'osso del collo, che se andate voi a trattare la vostra causa in un tribunal di giustizia, portate via la vittoria, ed è condannato il giudice nelle spese. (parte)

 

 

 


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