Carlo Goldoni
Pamela nubile

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA   Pamela a sedere a un picciolo tavolino, cucendo qualche cosa di bianco. Madama Jevre filando della bavella sul mulinello

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ATTO PRIMO

 

 

SCENA PRIMA

 

Pamela a sedere a un picciolo tavolino, cucendo qualche cosa di bianco. Madama Jevre filando della bavella sul mulinello.

 

 

JEV. Pamela, che avete voi, che piangete?

PAM. Piango sempre, quando mi ricordo della povera mia padrona.

JEV. Vi lodo, ma sono tre mesi che è morta.

PAM. Non me ne scorderò mai. Sono una povera giovane, figlia d'un padre povero, che colle proprie braccia coltiva le terre che gli somministrano il pane. Ella mi ha fatto passare dallo stato misero allo stato comodo; dalla coltura d'un orticello all'onor di essere sua cameriera. Mi ha fatto istruire, mi ha seco allevata, mi amava, mi voleva sempre vicina; e volete ch'io me ne scordi? Sarei troppo ingrata, e troppo immeritevole di quella sorte che il cielo mi ha benignamente concessa.

JEV. È vero; la padrona vi voleva assai bene, ma voi, per dirla, meritate di essere amata. Siete una giovane savia, virtuosa e prudente. Siete adorabile.

PAM. Madama Jevre, voi mi mortificate.

JEV. Ve lo dico di cuore. Sono ormai vent'anni, che ho l'onore di essere al servizio di questa casa, e di quante cameriere sono qui capitate, non ho veduta la più discreta di voi.

PAM. Effetto della vostra bontà, madama, che sa compatire i miei difetti.

JEV. Voi fra le altre prerogative avete quella d'uno spirito così pronto, che tutto apprende con facilità.

PAM. Tutto quel poco ch'io so, me l'ha insegnato la mia padrona.

JEV. E poi, Pamela mia, siete assai bella!

PAM. Voi mi fate arrossire.

JEV. Io v'amo come mia figlia.

PAM. Ed io vi rispetto come una madre.

JEV. Sono consolatissima che voi, non ostante la di lei morte, restiate in casa con noi.

PAM. Povera padrona! Con che amore mi ha ella raccomandata a Milord suo figlio! Pareva che negli ultimi respiri di vita non sapesse parlar che di me. Quando me ne rammento, non posso trattenere le lagrime.

JEV. Il vostro buon padrone vi ama, non meno della defunta sua genitrice.

PAM. Il cielo lo benedica, e gli dia sempre salute.

JEV. Quando prenderà moglie, voi sarete la sua cameriera.

PAM. (sospira) Ah!

JEV. Sospirate? Perchè?

PAM. Il cielo dia al mio tutto quello ch'egli desidera.

JEV. Parlate di lui con una gran tenerezza.

PAM. Come volete ch'io parli di uno che m'assicura della mia fortuna?

JEV. Quand'egli vi nomina, lo fa sempre col labbro ridente.

PAM. Ha il più bel cuore del mondo.

JEV. E sapete ch'egli ha tutta la serietà che si conviene a questa nostra nazione.

PAM. Bella prerogativa è il parlar poco e bene.

JEV. (si alza) Pamela, trattenetevi, che ora torno.

PAM. Non mi lasciate lungamente senza di voi.

JEV. Vedete: il fuso è pieno. Ne prendo un altro, e subito qui ritorno.

PAM. Non vorrei che mi trovasse sola il padrone.

JEV. Egli è un cavaliere onesto.

PAM. Egli è uomo.

JEV. Via, via, non vi date a pensar male. Ora torno.

PAM. S'egli venisse, avvisatemi.

JEV. Sì, lo farò. (M'entra un pensiero nel capo. Pamela parla troppo del suo padrone. Me ne saprò assicurare.) (parte)

 

 


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