Carlo Goldoni
Pamela nubile

ATTO PRIMO

SCENA XIII   Milord Artur e detto, poi Isacco

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SCENA XIII

 

Milord Artur e detto, poi Isacco.

 

ART. Milord!

BON. (si alza e lo saluta) Sedete.

ART. Perdonate, se io vengo a recarvi incomodo.

BON. Voi mi onorate.

ART. Non vorrei aver troncato il corso dei vostri pensieri.

BON. No, amico. In questo punto bramava anzi una distrazione.

ART. Vi farò un discorso, che probabilmente sarà molto distante dal pensiero che vi occupava.

BON. Vi sentirò volentieri. Beviamo il . Ehi.

ISAC. Signore?

BON. Porta il . (Isacco vuol partire) Ehi, porta il rak. (Isacco via) Lo beveremo col rak.

ART. Ottima bevanda per lo stomaco.

BON. Che avete a dirmi?

ART. I vostri amici, che vi amano, bramerebbono di vedervi assicurata la successione.

BON. Per compiacerli mi converrà prender moglie?

ART. Sì, Milord. La vostra famiglia è sempre stata lo splendore di Londra, il decoro del Parlamento. Gli anni passano. Non riserbate alla sposa l'età men bella. Chi tardi si marita non vedefacilmente l'avanzamento de' suoi figliuoli.

BON. Finora sono stato nemico del matrimonio.

ART. Ed ora come pensate?

BON. Sono agitato da più pensieri.

ART. Due partiti vi sarebbero opportuni per voi. Una figlia di milord Pakum, una nipote di milord Rainmur.

BON. Per qual ragione le giudicate per me?

ART. Sono ambe ricchissime.

BON. La ricchezza non è il mio nume.

ART. Il sangue loro è purissimo.

BON. Ah, questa è una grande prerogativa! Caro amico, giacchè avete la bontà d'interessarvi per me, non vi stancate di parlar meco.

ART. In questa sorta di affari le parole non si risparmiano.

BON. Ditemi sinceramente: credete voi che un uomo nato nobile, volendo prender moglie, sia in necessità di sposare una Dama?

ART. Non dico già che necessariamente ciascun debba farlo; ma tutte le buone regole insegnano, che così deve farsi.

BON. E queste regole non sono soggette a veruna eccezione?

ART. Sì, non vi è regola che non patisca eccezione.

BON. Suggeritemi in qual caso, in qual circostanza, sia permesso all'uomo nobile sposare una che non sia nobile.

ART. Quando il cavaliere sia nobile, ma di poche fortune, e la donna ignobile sia molto ricca.

BON. Cambiar la nobiltà col denaro? È un mercanteggiare con troppa viltà.

ART. Quando il cavaliere onorato ha qualche obbligazione verso la men nobile onesta.

BON. Chi prende moglie per obbligo, è soggetto a pentirsi.

ART. Quando un cavaliere privato può facilitarsi la sua fortuna, sposando la figlia d'un gran ministro.

BON. Non si deve sagrificare la nobiltà ad una incerta fortuna.

ART. Quando il cavaliere fosse acceso delle bellezze d'una giovine onesta...

BON. Ah Milord, dunque l'uomo nobile può sposar per affetto una donna che non sia nobile?

ART. Sì, lo può fare, ed abbiam varj esempi di chi l'ha fatto, ma non sarebbe prudenza il farlo.

BON. Non sarebbe prudenza il farlo? Ditemi: in che consiste la prudenza dell'uomo?

ART. Nel vivere onestamente, nell'osservare le leggi: nel mantenere il proprio decoro.

BON. Nel vivere onestamente, nell'osservare le leggi, nel mantenere il proprio decoro. Se un cavaliere sposa una figlia di bassa estrazione, ma di costumi nobili, savj e onorati, offende egli l'onestà?

ART. No, certamente. L'onestà conservasi in tutti i gradi.

BON. Favoritemi: con tal matrimonio manca egli all'osservanza di alcuna legge?

ART. Sopra ciò si potrebbe discorrere.

BON. Manca alla legge della natura?

ART. No, certamente. La natura è madre comune, ed ama ella indistintamente i suoi figli, e della loro unione indistintamente è contenta.

BON. Manca alle leggi del buon costume?

ART. No, perchè anzi deve essere libero il matrimonio, e non si può vietarlo fra due persone oneste che si amano.

BON. Manca forse alle leggi del Foro?

ART. Molto meno. Non v'è legge scritta, che osti ad un tal matrimonio.

BON. Dunque su qual fondamento potrebbe raggirarsi il discorso, per formare obbietto alla libertà di farlo, senza opporsi alla legge?

ART. Sul fondamento della comune opinione.

BON. Che intendete voi per questa comune opinione?

ART. Il modo di pensare degli uomini.

BON. Gli uomini per lo più pensano diversamente. Per uniformarsi all'opinione degli uomini, converrebbe variar pensiero con quanti si ha occasione di trattare. Da ciò ne proverrebbe la volubilità, l'incostanza, l'infedeltà, cose peggiori molto all'osservanza della propria opinione.

ART. Amico, voi dite bene, ma convien fare dei sacrifizj per mantenere il proprio decoro.

BON. Mantenere il proprio decoro? Questi è il terzo articolo da voi propostomi dell'umana prudenza. Vi supplico. Un cavaliere che sposa una povera onesta, offende egli il proprio decoro?

ART. Pregiudica alla nobiltà del suo sangue.

BON. Spiegatevi. Come può un matrimonio cambiar il sangue nelle vene del cavaliere?

ART. Ciò non potrei asserire.

BON. Dunque qual è quel sangue a cui si pregiudica?

ART. Quello che si tramanda nei figli.

BON. Ah, mi avete mortalmente ferito.

ART. Milord, parlatemi con vera amicizia, sareste voi veramente nel caso?

BON. Caro amico, i figli che nascessero da un tal matrimonio, non sarebbero nobili?

ART. Lo sarebbero dal lato del padre.

BON. Ma non è il padre, non è l'uomo quello che forma la nobiltà?

ART. Amico, vi riscaldatefortemente, che mi fate sospettare sia la questione fatta unicamente per voi.

BON. (si ammutolisce)

ART. Deh, apritemi il vostro cuore; svelatemi la verità e studierò di darvi quei consigli che crederò opportuni, per porre in quiete l'animo vostro.

BON. (da ) (Vada Pamela con Miledi.)

ART. Molte ragioni si dicono in astratto sopra le massime generali, le quali poi variamente si adattano alle circostanze de' casi. La nobiltà ha più gradi; al di sotto della nobiltà vi sono parecchi ordini, i quali forse non sarebbero da disprezzarsi. Mi lusingo che a nozze vili non sappian tendere le vostre mire.

BON. (da ) (Anderò alla contea di Lincoln.)

ART. Se mai qualche beltà lusinghiera tentasse macchiare colla viltà delle impure sue fiamme la purezza del vostro sangue...

BON. (con isdegno) Io non amo una beltà lusinghiera.

ART. (si alza) Milord, a rivederci.

BON. Aspettate, beviamo il . Ehi?

 

 


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