Carlo Goldoni
Il paese della cuccagna

ATTO PRIMO

SCENA NONA   Pandolino, Pollastrina e detti

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA NONA

 

Pandolino, Pollastrina e detti.

 

CORT.

} a due

Ben venuto il pellegrino

Nella nostra compagnia.

Beveremo in allegria,

Mangeremo in quantità.

LIB.

 

(Queste due Donne prendono in mezzo Pandolino, e cantano)

 

 

SALC.

} a due

Ben venuta, pellegrina,

Nella nostra compagnia.

Senza tema e gelosia,

Il buon tempo si godrà.

LARD.

 

(Questi due prendono Pollastrina in mezzo e cantano, e lei mostra di godere)

 

 

PAND.

Io vi sono obbligato;

Ma ditemi, di grazia:

Che cerimonia è questa?

Le donne fan finezze a un uomo maschio,

E gli uomini le fanno ad una femmina?

No, così non mi piace.

Io voglio la mia sposa;

La voglio, m'intendete?

 

LIB.

Se farete così, non mangerete.

 

POLL.

Caro sposino mio,

Se state bene voi, sto bene anch'io.

 

LARD.

Cara la mia fanciulla,

Non vi mancherà nulla.

 

SALC.

Sarete ben trattata,

Servita e rispettata.

 

COMP.

Se ognuno baderà alle cose sue,

Godrete la Cuccagna tutti due.

 

PAND.

Non me n'importa un fico;

Vi replico e vi dico

Che voglio Pollastrina.

 

LIB.

Se volete la sposa, e voi prendetela. (la spinge in mezzo la scena)

 

LARD.

Se bramate la sposa, e voi tenetela. (fa passare Pollastrina vicino a Pandolino)

 

PAND.

Caro quel bel visino!

 

POLL.

Caro il mio Pandolino!

 

PAND.

O che paste sfogliate! (vedono i pasticci e le torte)

 

POLL.

Che torte inzuccherate!

 

PAND.

Oimè, non posso più.

 

POLL.

Oimè, sento che il cor mi balza in su!

 

PAND.

Signor, per carità, (a Compagnone)

Lasciatemi assaggiar.

 

POLL.

Deh permettete...

 

SALC.

Pria dovete giurar, poi mangerete.

Io che son il custode

De' cibi di Cuccagna,

Vi dico che per ora non si magna.

(a Pandolino e Pollastrina, poi parte)

 

POLL.

E intanto s'ha a patire?

 

PAND.

E intanto dalla fame s'ha a morire?

 

CORT.

Io che son destinata

All'uffizio gentil di dispensiera,

E che ho nome Cortese,

Vi farò buone spese;

A pranzo, a colazion, merenda e cena,

Vi darò da mangiar a pancia piena.

 

Io son di quelle femmine,

Ch'han generoso il cor,

E che si fanno onor

Con quel che suo non è.

Io sono facilissima

A movermi a pietà;

E far la carità

Nessun sa più di me. (parte)

 

 

 

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License