Carlo Goldoni
Il padre per amore

ATTO TERZO

SCENA QUINTA   Il Cavaliere Ansaldo e detti

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SCENA QUINTA

 

Il Cavaliere Ansaldo e detti.

 

CAV.

Signore, arditamente so che passar non si usa;

Ma la ragion pressante del mio venir mi scusa.

Questa mane vi chiesi...

FER.

Ah Cavaliere ingrato!

Dov'è della mia sposa il foglio a me celato?

CAV.

Signor, del vostro cuore previdi il rio periglio:

A voi se lo nascosi, fu di pietà un consiglio.

Se l'altrui debolezza giunse a svelar l'arcano,

Ecco il foglio richiesto rimesso in vostra mano.

FER.

(Si ritira in disparte a leggere il foglio)

CAV.

Duca, non vi lagnate, se vi farà arrossire

Cosa che dall'onore son spinto ad iscoprire.

LUI.

Il mio minor germano non è il mio precettore.

PLA.

Signor, figlia è Isabella di onesto genitore.

Don Roberto mio sposo, nobile capuano,

Fra le milizie ispane fu eletto in capitano.

Povero di fortune, cercò sorte migliore;

Io la mia Principessa servii, dama d'onore.

Cessi all'illustre dama, è ver, la mia bambina,

Ma col piacer di vivere al sangue mio vicina.

E ne' miei casi avversi mi reputai felice

Della mia stessa figlia venir governatrice.

No, le nozze del Duca degne di lei non sono;

Signor, se le soffersi, a voi chiedo perdono. (a don Luigi)

Ma se ha il prence Fernando per lei lo stesso amore,

Non è tal figlia indegna ancor del vostro cuore. (a don Luigi)

LUI.

Io son che non la merto, un infelice io sono...

FER.

Note della mia sposa, vi bacio, e a lei perdono.

Quest'amorosa insidia formato ha il mio contento;

Di un sì felice inganno è vano il pentimento.

Opera fu pietosa della bontà divina

Trovar di donna Placidapronta una bambina.

La perdita fatale (ah, nel pensarlo io tremo!)

Reso avrebbe in quel punto il mio cordoglio estremo.

Figlia non è Isabella della mia sposa, è vero,

Ma di una madre onesta, di cuor saggio e sincero.

E la virtù sublime che le circonda il petto,

Degna vieppiù la rende del mio paterno affetto.

Se nell'età in cui sono, di prole il ciel mi priva,

Di me la mia Isabella sarà figlia adottiva:

Ella de' beni miei sarà l'unica erede,

Sarà di mia famiglia, vivrà nella mia sede.

Verso la cara il primo amor non langue,

Pronto sarei per essa a dar la vita e il sangue.

PLA.

Ah, dal fondo del cuore a inumidir le ciglia

Sorge il tenero pianto. Viscere mie, mia figlia,

Padre finor col labbro non lo chiamaste invano.

Sia benedetto il cielo, baciategli la mano.

ISA.

(Si accosta per baciar la mano a don Fernando)

FER.

Vieni, cara, al mio seno.

ISA.

Oh padre mio pietoso!

LUI.

(Turbardolci affetti col labbro mio non oso.

Credei d'esser scoperto; ma, povera fanciulla!

Affliggerla non deggio, se ancor non ne sa nulla). (da sé)

CAV.

(Finor per questa via l'arte ho adoprata in vano.

Altra miglior scoperta precipiti il germano). (da sé)

Signor, l'affetto vostro, che ogni misura eccede, (a don Fernando)

Puote obbligare il Duca a mantener la fede;

Ed ei d'amore acceso per la bella adottiva,

Fomenterà nel seno la fiamma rediviva.

Ma in faccia sua lo dico, egli, signor, v'inganna:

Ei dovrà, suo malgrado, sposar donna Marianna.

ISA.

(Oimè!)

LUI.

Che ardire è il vostro? (al Cavaliere)

FER.

L'impegno è già disciolto.

CAV.

Donna Marianna è in Napoli, e fu veduta in volto.

FER.

Come! (al duca Luigi)

LUI.

Germano indegno!

FER.

Svelatemi il mistero. (a don Luigi)

LUI.

Donna Marianna è in Napoli: sì, don Fernando, è vero.

ISA.

(Madre mia, son perduta). (piano a donna Placida)

PLA.

(Non vi affliggete ancora). (piano a donna Isabella)

LUI.

Questo mio cuor costante donna Isabella adora.

Cambiati i suoi natali, non scema in me l'amore;

Se degna è del cuor vostro, ell'è pur del mio cuore.

Venuta di Messina la femmina sdegnata...

CAV.

Vuol chiedere giustizia, vuol essere sposata:

Quattro persone al porto stamane l'han veduta

Contro il Duca medesimo altera e risoluta.

Della feluca istessa dal sicilian piloto

La condizione e il nome di lei fu reso noto.

Io che donna Isabella amo con cuor sincero,

Senza maschera in volto vi ho discoperto il vero.

Se una mercede ingrata all'amor mio si dona,

Signor, ve lo protesto, amor non la perdona. (parte)

 

 

 


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