Carlo Goldoni
Il padre per amore

ATTO QUINTO

SCENA DODICESIMA   Fabrizio, Pasquale e detti

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SCENA DODICESIMA

 

Fabrizio, Pasquale e detti.

 

FAB.

Signore, il mio padrone in nome suo mi manda,

E questo galantuomo di cor vi raccomanda.

Egli verrà fra poco a riverirvi, e intanto

Spedisce don Roberto che premegli cotanto,

Essendo un capitano a lui subordinato,

Con lettere di Spagna a lui raccomandato.

LUI.

Un'anima plebea, che di mentir s'avvisa,

Ostenta indegnamente la militar divisa;

E il protettore ardito, che a lui serve di scorta,

Coi perfidi consigli a delirar lo porta.

Del Cavalier conosco l'idea della vendetta.

FER.

Duca, a me, compatite, rispondere si aspetta.

Il cavaliere Ansaldo saprà i miei sentimenti. (a Fabrizio)

Parla tu, scellerato, e perirai se menti.

Da chi fosti animato ad un sì nero eccesso?

A qual prezzo vendesti fino il tuo sangue istesso?

PAS.

Signor, voi siete un Principe, io sono pover'uomo;

Ma, cospetto di bacco, anch'io son galantuomo.

Lo dico, e lo sostengo, lo giuro, e lo giurai,

Quella non è mia figlia, e non lo sarà mai;

E se provar potete, ch'ella da me sia nata

Deposito la testa, e che mi sia tagliata.

FER.

Perfido! della legge l'onesta presunzione

Può legittimamente provar la figliazione,

Vivesti colla sposa, e la lasciasti incinta.

Dall'età della figlia ogni dubbiezza è vinta.

PAS.

Io non so d'altra legge: dico che mia non è,

E non lo può sapere nessun meglio di me.

E poi, che cosa occorre far tanta maraviglia?

Dell'Eccellenza Vostra dicono ch'ella è figlia.

FER.

Oimè! la ria menzogna fondasi in nostro danno

Dell'innocente figlia sul discoperto inganno.

Toglier chi può dal mondo un'impression fondata

Pel corso di anni tanti, ch'ella da me sia nata?

A pubblicarne il vero potea bastar la madre,

Se menzognero, ardito, non si opponeva il padre;

Or coi falsi princìpi, col mentitor che oppone,

Pericola nel volgo la sua riputazione.

basta una vendetta, né bastan mille morti,

A risarcire al mondo dell'innocente i torti.

Faccia amore uno sforzo all'onestà dovuto,

Gli affetti alla ragione si cedano in tributo.

Duca, il ciel non consente che sia vostra Isabella,

Forse coll'altra il patto a mantener vi appella.

Evvi una via soltanto, onde salvar mi lice

L' di onesta figlia, di onesta genitrice:

Per togliervi dal volto la macchia vergognosa,

Convien or, Isabella, che voi stringa in isposa

ISA.

(Oh Ciel!)

PLA.

(Pietosi numi!)

LUI.

(Ah, mi sento morire!)

PAS.

(Amico, questa pillola dura è da digerire). (piano a Fabrizio)

FER.

Per voi questa mia destra, che ad altri avea serbata,

Per voi co' suoi decreti il ciel l'ha destinata.

Volea donna Marianna sposar per vostro amore;

Or sposerò voi sola per amor, per onore.

Gli occhi fissate al suolo? (a donna Isabella) Duca, voi sospirate?

Deh la ragion v'illumini, bell'alme innamorate.

So qual tormento è il vostro. So qual dolor vi affanna.

 

 

 


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