Carlo Goldoni
Il padre per amore

ATTO QUINTO

SCENA DICIASSETTESIMA   Il Tenente della guardia, Beltrame e detti; poi vari Soldati

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SCENA DICIASSETTESIMA

 

Il Tenente della guardia, Beltrame e detti; poi vari Soldati.

 

BEL.

Ecco il signor tenente.

TEN.

Sono agli ordini vostri.

PAS.

(Or ci daran la paga per i meriti nostri).

FER.

Quel servitore indegno, quel finto capitano,

Da voi sian consegnati al Criminale in mano.

Il Cavalier s'arresti, e in un castel sen vada

CAV.

Tal onta ad un mio pari?

TEN.

Cedetemi la spada.

CAV.

Comanda don Fernando? Chi tal poter gli ha dato?

FER.

A voi conto non rende un ministro di stato.

TEN.

Olà. Quei due si arrestino. Fra l'armi sian guidati,

E sian dal caporale al Criminal scortati. (i Soldati prendono fra l'armi Fabrizio e Pasquale, disarmandoli)

FAB.

Ah, per un vil guadagno a ciò sono arrivato.

PAS.

Oh naso maladetto, tu m'hai precipitato. (partono fra i Soldati)

TEN.

Seguitemi, signore.

CAV.

Ah, qual interno affanno

Destami la vergogna del meditato inganno!

Non temerei la pena di un vendicato amore,

Se il rossor non giungesse ad avvilirmi il cuore.

Finirò la mia vita in carcere profondo;

Con questa macchia in volto più non mi vegga il mondo. (parte col Tenente e i Soldati)

 

 

 


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