Carlo Goldoni
L'amante militare

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Arlecchino ed altri soldati con bauli, selle, stivali, schioppi, pistole

e altre robe del tenente; e detti.

 

PANT. Cossa xe sta roba?

GAR. Questa è una parte del mio bagaglio: verrà poi il resto; dite frattanto dove si deve mettere.

PANT. Ma... La perdona...

GAR. Animo, non vi è tempo da perdere. I miei soldati non sono bestie.

PANT. Come! Arlecchin soldà?

ARL. Sior sì, domandeghelo al mio preterito.

GAR. Orsù, entrate in quelle camere. (accenna quelle di Rosaura)

PANT. L’aspetta; piuttosto... averziremo ste altre.

GAR. Ma se non avete le chiavi!

PANT. Proverò se questa averze. Me par de sì. (Oh diavolo maledetto! Bisognerà che manda la putta fora de casa). (da sé, apre colle chiavi)

GAR. (Vecchio malizioso, non mi voleva in casa). (da sé)

PANT. La toga; xe averto; ma ghe xe la roba de sior alfier.

GAR. Il Quartier-Mastro la manderà a prendere. Andate. (ai soldati)

ARL. (Oh che bel gusto a far el soldà! Oh che bella sodisfazion!) (da sé; entra in camera con li soldati)

GAR. Avete buona stalla? (a Pantalone)

PANT. Oh, mi no gh’ho altro che una stalletta, dove appena ghe sta un cavallo.

GAR. E dove metteremo li miei quattro cavalli?

PANT. Da mi no gh’è liogo. La me creda, che casa mia no xe bona per un tenente.

GAR. Non importa. Li terremo nell’entrata; alzeremo le panche e faremo le mangiatoie.

PANT. Oh poveretto mi! El me rovina tutta la casa: ma la diga, no diseveli che i doveva marciar stassera o doman?

GAR. Abbiamo l’ordine di star preparati, ma la marcia non è sicura. Se partiremo, lascierò qui il mio bagaglio, ed al ritorno ci goderemo, staremo allegri, beveremo delle bottiglie, faremo delle feste di ballo, alzeremo una tavola di faraone; io taglierò, e voi sarete interessato nella banca. (parte)

PANT. Oh maledetto! come diavolo alo fatto a cazzarse in casa mia? Ho finto de no saver gnente delle insolenze che l’ha dito a mia fia, per no metterme a cimento de precipitar. Ma anderò a ricorrer; farò de tutto che el vaga via. Serrerò mia fia in camera, e se l’averà l’ardir d’avanzarse, ghe xe bona giustizia, me ne farò render conto. (entra in camera di Rosaura)

 

 

 


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