Carlo Goldoni
Le pescatrici

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA   Lindoro, poi Nerina

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SCENA OTTAVA

 

Lindoro, poi Nerina

 

LIND.

Alle parole, agli atti,

Sembrami che costei

Sia la donna protetta dagli Dei.

(Nerina con seguito, e vagamente adornata, scende dalla collina al suono di allegri strumenti)

 

NER.

Pescatori, pescatrici,

A voi porgo i felici.

Io fra poco me n'andrò,

E lo scettro impugnerò.

Voi ridete?

Dite no?

Lo vedrete.

Sì, lo scettro

Averò in pugno,

E sul grugno

Vel darò.

 

LIND.

(Ecco ninfa gentile,

A quell'altra nel brio tutta simile).

NER.

(Ecco quel che può fare il mio destino).

LIND.

Fanciulla, il ciel vi salvi.

NER.

A voi m'inchino.

LIND.

Siete di questo loco?

NER.

Signor no.

LIND.

Dunque di dove siete?

NER.

Io non lo so.

LIND.

Ma dove siete nata?

NER.

In questo mondo.

LIND.

Il mondo è grande assai.

NER.

Ma piccolo sinora io lo provai.

LIND.

Posso io saper dove voi nata siete?

NER.

Signor, quel ch'io non so voi mi chiedete.

LIND.

Come qui vi trovate?

NER.

Ci son per mia rovina.

LIND.

Ditemi il nome vostro.

NER.

Io son Nerina.

LIND.

Ah, Nerina voi siete?

NER.

Forse mi conoscete?

LIND.

Non siete voi germana a Frisellino?

NER.

Tal sinora mi fece il mio destino.

LIND.

Ed or?

NER.

Ed ora io spero

Che dell'essere mio si scopra il vero.

LIND.

Ma che scoprir si può?

NER.

Ch'io quella sono

Che voi cercate per condurre al trono.

LIND.

Qual ragion vi lusinga?

NER.

È molto tempo

Che il cuor in petto io sento

D'una vita vulgar mesto e scontento.

Tutto mi rende noia,

Nulla mi piacere, e solo quando

Odo parlar di scettri e di corone,

Di fasto e di grandezza,

Mi sento giubilar dall'allegrezza.

LIND.

Ciò non basta, figliuola.

NER.

E poi son io la sola,

Se dir volete il vero,

Che abbia nel volto suo aria da impero.

Quivi ciascuna è vile:

Non c'è un volto gentile,

Non c'è un poco di brio,

Non dico per vantarmi, come il mio.

LIND.

Talvolta è vanità, che ci lusinga.

NER.

Il ciel non vuol ch'io finga.

Sinor frenai lo sdegno,

Soffersi un umil stato;

Ma or che al principato

Deesi condur l'erede naturale,

Non voglio col farmi del male.

LIND.

(Tanto franca è costei

Che, s'io avessi lo scettro, or gliel darei).

NER.

Via, signor, se vi pare,

Guidatemi a regnare,

E quando principessa sarò io,

Vi darò mezzo il principato mio.

 

Non sarebbe cosa strana

Ch'io dovessi comandar.

Un'istoria veneziana

Ho sentito a raccontar:

«Una putta - brutta brutta,

Che diceva: Siora mare,

Ha scoperto - certo certo

Ch'era ricco so sior pare.

Le dicevano: Siorìa,

Quando era in povertà.

Ora: Strissima; e lei dice:

Zerva sua, ma non ne sa».

Io che più bella

Sono di quella,

Farò spiccare,

Farò brillare la nobiltà. (parte)

 

 

 


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