Carlo Goldoni
I pettegolezzi delle donne

ATTO SECONDO

Scena Ottava. Lelio e dette

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Scena Ottava. Lelio e dette

 

Lelio - È permesso ch'io possa dedicar a loro l'umilissima servitù mia? (lo salutano con la testa, senza parlare) (Sono sdegnate). (da sé) Sono a chiedere scusa a lor signore, se sono partito un poco alterato.

Eleonora - Guardate questo ricamo. Vi piace? (fa vedere a Beatrice i suoi manicotti)

Beatrice - Sì, sono ben fatti.

Lelio - Le supplico.

Beatrice - Quanto costano? (ad Eleonora)

Eleonora - Poco. Due zecchini.

Lelio - Signore mie...

Beatrice - Come potrei fare per averne un paio?

Eleonora - Parlerò io colla ricamatrice.

Lelio - Deh, signora Eleonora...

Beatrice - Cosa vi pare di questo tuppè? Sta bene?

Eleonora - Sta benissimo. Volevo appunto domandarvi se era il vostro solito o un altro.

Beatrice - Oh, non vedete? È nuovo.

Lelio - Per carità, una parola.

Eleonora - E il mio l'avete veduto?

Beatrice - Quello della settimana passata?

Eleonora - No, quello che ho fatto venir da Milano.

Beatrice - Oh no, non l'ho veduto.

Eleonora - Volete vederlo?

Lelio - Ma signore mie, non sono una bestia.

Beatrice - Oh sì, sì. Lo vederò volentieri.

Lelio - Mi hanno preso per un asino?

Eleonora - Sì, sì, andiamolo a vedere. (si alzano)

Lelio - Come! Mi piantano?

Eleonora - Vedrete che vi piacerà.

Beatrice - Presto, presto, andiamo.

Lelio - Signora Beatrice. (Beatrice fa una riverenza, e parte) Signora Eleonora. (fa l'istesso Eleonora, e parte)


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