Carlo Goldoni
I pettegolezzi delle donne

ATTO TERZO

Scena Nona. Lelio ed Arlecchino

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Scena Nona. Lelio ed Arlecchino

 

Strada con case civili.

 

Lelio - Fortuna ingrata!

Arlecchino - Sorte traditora!

Lelio - Un uomo del merito mio dalle femmine sarà deriso?

Arlecchino - Un omo della mia sorte morirà dalla fame?

Lelio - Vi è nessuno che sia più di me grazioso?

Arlecchino - Ghnissun che d'appetito staga meio de mi?

Lelio - Questo volto può essere più ben fatto?

Arlecchino - Sti denti póleli esser più forti?

Lelio - Questa vita può essere più attillata?

Arlecchino - Sta panza pólela esser più voda?

Lelio - Ah, mi sovviene quante donne ho incantate!

Arlecchino - Ah, m'arrecordo quanti piatti ho nettà!

Lelio - E ora non son più quello?

Arlecchino - E adess no se magna più?

Lelio - Ah, Lelio, coraggio.

Arlecchino - Arlecchino, no te desperar.

Lelio - Arlecchino.

Arlecchino - Sior?

Lelio - Batti a quella porta.

Arlecchino - Sior sì, subito. (batte all'osteria)

Lelio - No a quella, a quell'altra.

Arlecchino - Questa l'è l'osteria, dove che se magna.

Lelio - E quella è la casa, dove sta la mia adorata Beatrice. Io ho bisogno di consolare le mie pupille.

Arlecchino - E mi ho bisogno de consolar i mi denti.

Lelio - Batti, e non perder tempo.

Arlecchino - Farò così; batterò qua e qua. Qua per vu, e qua per mi. (accenna la casa e l'osteria)

Lelio - Fa come vuoi.

Arlecchino - Oh de casa, oh dell'osteria! (batte alle due porte)

 

 


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