Carlo Goldoni
Il poeta fanatico

all’illustrissimo signor conte DON GIAN RINALDO CARLI RUBBI cavaliere e commendatore della sacra religione ed ordine militare de’ ss. maurizio e lazzaro

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all’illustrissimo signor conte

DON GIAN RINALDO CARLI RUBBI

cavaliere e commendatore

della sacra religione ed ordine militare

de’ ss. maurizio e lazzaro

 

Ella è, Illustrissimo Signor Conte, uno degl’illustratori del nostro Teatro Italiano. La sua erudita Dissertazione dell’Indole del Teatro Tragico, registrata negli Opuscoli del Padre Calogerà, è un argomento chiarissimo ch’ella, col confronto de’ buoni Autori, e coll’esperienza alla mano, sa conoscere più d’ogni altro le buone regole, i veri difetti e gli opportuni rimedi, che alla perfezione dell’opera possono in questi nostri tempi condurre. Non si è contentato d’illuminare il Mondo con i precetti, ma ha voluto dare un’idea pratica, un esemplare vivissimo della miglior Tragedia nella sua Ifigenia in Tauris, nella quale ha saputo unire felicemente i precetti de’ nostri Antichi al piacevole genio dei moderni. Una prova di ciò evidente si è l’incontro fortunatissimo ch’ella ebbe sulle nostre Scene; poiché in Venezia, negli ultimi giorni del Carnovale, ne’ quali pare che il ridicolo solamente voglia tirar il popolo, fu, quantunque grave e severa, atta a fissar l’udienza per più e più sere, facendo prevalere il dolce pianto alle smodate risa. Puó ciascheduno, in leggendola, rilevarne il perché, trovando in essa le buone regole per piacere, consistenti: in verità di caratteri, maneggio forte delle passioni, arte nella condotta, dolcezza nello stile, e ottima scelta dell’argomento.

Se il genio mio portato mi avesse a cotal genere di Teatrale Poesia, non mi sarei dipartito dalla di lei scuola, ma siccome dell’umile Commedia seguir mi piacque gl’inviti, mi lavorai da me medesimo a poco a poco il sistema. Tutti gli esemplari, ch’io aveva dinanzi agli occhi, antichi, moderni, stranieri e Italiani, avevano per me delle difficoltà per piacere; ho lavorato a talento mio, e andava le opere mie approvando e disapprovando, non coll’opinione sospetta e appassionata di me medesimo, ma con quella degli uomini, dei quali aveva io maggiore stima e concetto.

Uno di questi fu Ella, gentilissimo Signor Conte, che mi animò all’impresa, compiacendosi non solo delle Opere mie, ma illuminandomi a migliorarle, ed il poter vantare la di lei approvazione, era per me una quiete d’animo, che non mi faceva sentire le voci de’ maldicenti.

Per giudicar delle opere altrui non basta aver un’idea confusa, uno studio limitato, una cognizione superficiale di quella scienza o di quell’arte di cui si tratta. Le facoltà dell’umano intelletto formano una catena fra di loro, e una mano all’altra per l’intelligenza comune. Vi vuole, per formar giudizio d’altrui, una mente come la sua; una mente felice, atta per ogni studio, feconda in ogni genere di buona letteratura, aiutata poi ed illustrata colla fatica, e con quell’uso di studiar per piacere, ch’è stato di lei il più familiare trattenimento.

Conosciuto il valore del di lei merito estraordinario in questa Serenissima Dominante, di cui ella è nato Vassallo, fra i più nobili ed i più antichi Gentiluomini di Capo d’Istria, fu eretta in Padova una cattedra di Scienza Nautica e Geografia, e questa a lei assegnata; e siccome a di lei contemplazione fu stabilita, così, dovendo ella per sue domestiche combinazioni, cinque anni dopo, rinunziarla, fu la cattedra stessa immediatamente soppressa.

Ma in quante altre occasioni ha ella dato saggio del suo sapere e della profonda sua erudizione! Veggonsi fra le opere sue i quattro libri della spedizione degli Argonauti in Colco: la Teogonia d’Esiodo, con tre dissertazioni critiche, la prima intorno all’arte di ben tradurre; la seconda intorno alla vita d’Esiodo; la terza intorno ai principii della Idolatria. Della Bussola Nautica: in cui chiaramente dimostra quanto siasi Hallejo ingannato nel suo sistema dei due poli magnetici. Le osservazioni sopra 1’Amfiteatro di Pola; le antichità di Capo d’Istria; e la utilissima opera delle Monete, e della istituzion delle Zecche d’Italia, di cui diede ella un saggio in due dissertazioni nell’anno 1751, ed ora, riducendola in due Tomi in quarto, ha diffusamente trattato di una materia così importante, sendo questo il primo libro che, abbandonata ogni immaginaria teoria, dimostrasse in Italia col calcolo e coi fatti non solamente lo stato presente del sistema monetario di tutta Italia, ma insegnasse altresì il modo sicuro, onde equilibrare in ogni città il valore delle comuni Monete; ecc.

Ma troppo allungherei questa lettera, se il catalogo far volessi delle Opere sue, e molto più se di tutte le virtù che l’adornano, tentassi di far parola. Chiunque ha il piacer di conoscerla e di trattarla, si accorderà meco a dire, che più amabile conversazion della sua non puossi desiderare. Quale stima e venerazione non esige ella in Milano, ove per ora fissato ha il suo domicilio, per accudire all’importantissima opera dell’educazione dell’unico di lei figliuolo? E ben lo merita il vivacissimo giovanetto, che nella prontezza dello spirito e nell’amor per gli studi, mostra, se fia possibile, voler superare un giorno il talento del Padre. Felice lui, che ha sortito i natali da un Genitoresaggio, il quale conoscendo i veri mezzi per l’acquisto delle migliori scienze e delle più belle virtù, saprà, e coll’esempio e con l’arte, renderlo illustre nel merito, e degno di possedere quei doviziosi beni, che ha il Cielo giustamente in lui collocati.

Alla di lei casa antichissima, che trae l’origine da un Almerico da Siena, sin dall’anno 1171, e non solo fra la nobiltà di Capo d’Istria è descritta, ma fra quella ancor di Verona, aggiunto ora ha il fregio di Cavaliere e Commendatore dell’insigne ordine de’ Santi Maurizio e Lazzaro, sotto la protezione di Sua Maestà il Re di Sardegna, fondando in favore della posterità una Commenda, ottenuta avendo, colle prove della nobiltà, la Croce per giustizia.

Un altro bell’avvantaggio ha ella procurato al tenero figlio suo, allora che rimasto privo della di lui Madre, e Moglie a lei dilettissima, si è accoppiato in seconde nozze alla nobilissima Dama, la Signora Anna Lanfranchi Chiccoli, d’una delle più antiche, delle più illustri Famiglie della Toscana, di cui favellano i migliori Storici abbondantemente. Cotesta Dama, che oltre alla purezza del sangue, vanta uno spirito elevatissimo, forma ad un tempo stesso la delizia miglior dello Sposo, ed un vivo esempio al figliuolo, che ama niente meno che se di lei fosse nato.

Oh quale e quanta fu la mia sorpresa, amabilissimo Signor Conte, allorché una mattina, trovandomi nella di lei spaziosa sceltissima Libreria in Venezia, vidi comparirmi innanzi col titolo di sua Sposa l’Illustrissima Signora Contessa sua! Io che l’aveva conosciuta in Pisa (ove dimorai per il corso di anni tre), moglie del Sanmartini, Famiglia nobilissima anche essa di quell’antica Città, non mi sarei sognato rivederla in Venezia, moglie del Conte Carli. Mi rallegrai di cuore con ambidue, lodando la provvidenza del Cielo, che per vie così remote e strane avesse condotto a fine una sì bella invidiabile unione.

Io pure ho acquistato per cotal mezzo assaissimo, trovando in essa una novella benignissima protettrice, che amando teneramente il Marito, onora i servitori suoi di una eguale predilezione.

So io con quanto calore, con quanta forza, ha ella sostenuto l’onore del povero nome mio, e quello delle infelici mie opere, anche a fronte de’ miei contrari; ed ha spirito, ed ha parole, e ragioni, e discernimento, e coraggio per sostenere ogni impegno e fare ammutolire i più franchi.

Non mi scorderò mai, fin ch’io viva, con quanta cortesia e gentilezza mi ha ella trattato in Milano, e quanto nella pericolosa malattia di spirito, che colà mi affliggeva, i suoi consigli e i briosi concetti suoi mi giovavano.

Come mai posso io corrispondere a tante grazie, da due personeillustri e sì benefiche ricevute? Soffra la Dama, che io soltanto pubblichi in questi fogli verso di essa l’ossequio mio, e soffra il gentilissimo Signor Conte, che seco lui un poco più mi avanzi, offrendogli per tributo del mio rispetto una delle miserabili opere mie. Non è certamente l’offerta al grado suo ed al suo sapere proporzionata, ma almeno conoscerà che per tal modo fra il novero de’ Protettori miei desidero collocarlo, e non isdegnerà, io spero, d’accordarmelo cortesemente.

Ad un Poeta illustre presento io un Poeta Fanatico, e in ciò facendo, mi lusingo di sollevarlo alcun poco dalle seriose  ed utili sue occupazioni. Questa Commedia ebbe la sorte di non dispiacerle in Teatro; può darsi che egualmente vaglia a divertirla in leggendola. È vero che da vicino si veggono assai più i difetti, che da lontano, ma gli uomini di vista pronta, com’ella è, tutto veggono in una occhiata, onde nuovi non gli arriveranno i difetti, siccome comprenderà le mutazioni che ho creduto bene di farvi, e specialmente quella del titolo, che interessa gli amatori della sana Poesia.

Gradisca Ella per tanto benignamente l’offerta; ed [io] inchinandomi rispettosamente alla nobilissima Dama sua, con profondissimo ossequio mi rassegno

Di V. S. Illustrissima

 

Umiliss. Divotiss. ed Obbligatiss. Serv.

Carlo Goldoni

 

 


 


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