Carlo Goldoni
Il poeta fanatico

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera d’Ottavio.

 

Ottavio al tavolino, Eleonora, Florindo, Rosaura e Lelio, tutti a sedere.

 

OTT. Signori miei, la nostra nuova accademia si va a gran passi avanzando, e spero sarà ella fra poco annoverata fra le primarie d’Europa, e darà motivo d’invidia e d’emulazione alle più rinomate. Voi mi avete onorato del titolo di principe dell’accademia, ed io non mancherò con tutto il possibile zelo di contribuire all’avanzamento di essa. Signor Florindo, ecco la vostra patente.

FLOR. Accetto l’onore che voi mi fate, ammettendomi alla vostra accademia. Procurerò di contribuire all’avanzamento di essa, ma però con quella moderazione, che non abbia a rendere pregiudizio a’ miei interessi domestici.

OTT. Quando mai la poesia può essere di pregiudizio?

FLOR. Ogni volta che per attendere ad essa si ruba il tempo dovuto alla carica, al ministero, all’economia della casa, alla educazione de’ figliuoli.

OTT. Io trovo sempre bene impiegate l’ore, quando sono a conversar colle Muse. Che dite, signor Lelio?

LEL. Anch’io verseggio assai volentieri, e quando l’estro mi chiama, lascerei tutto per formare un capitolo.

FLOR. Signor Lelio, voi siete un bravo poeta, ma perdonatemi, siete un poco pungente.

LEL. In oggi, chi non critica, non reca piacere.

FLOR. Criticare, ma non satirizzare.

LEL. La critica e la satira sono sorelle.

FLOR. Sì, ma una è legittima, e l’altra è bastarda.

LEL. I legittimi e i bastardi si confondono facilmente.

FLOR. Orsù, non voglio stuzzicarvi. Riflettete che i satirici la finiscono male.

ROS. Signor padre, avete voi instituita un’accademia di lettere, o di pazzie?

OTT. Figlia mia, nelle accademie vi è per lo più un poco dell’uno, e un poco dell’altro.

FLOR. (A me basta vi sia Rosaura: se arrivo a conseguirla, anco dalla poesia ricaverò il mio profitto). (da sé)

OTT. Signor Florindo, favorite di leggere la vostra patente, e dite se vi pare ben concepita.

FLOR. Vi servo subito. (apre, e legge) Noi Alcanto Carinio, principe dei Novelli, detto il Sollecito.

LEL. Voi dunque siete Alcanto Carinio? (ad Ottavio)

OTT. Sì signore, per l’appunto.

LEL. Ed io che nome avrò?

OTT. Lo saprete a suo tempo.

ELEON. Dovreste mettergli nome Mattusio. (ad Ottavio)

LEL. E a voi converrebbe il nome di...

OTT. Il nome ognuno l’averà. Signor Florindo, tirate avanti.

FLOR. Colla presente patente nostra abbiamo dichiarato accademico dei Novelli il saggio, erudito, prudente giovine, il signor Florindo Aretusi. Troppa bontà.

ROS. Giustizia al merito.

FLOR. Dichiarandolo accademico nostro dei Novelli, e uno dei fondatori dell’accademia nostra, al quale è toccato in sorte il nome di Breviano Bilio, denominato il Patetico. Ammettendolo a tutti quegli onori e prerogative, delle quali è stata l’accademia nostra insignita.

OTT. Che ne dite? Va bene?

FLOR. In quanto a me, va benissimo.

OTT. Signor Lelio, ecco la vostra.

LEL. Che nome mi avete dato?

OTT. Quello che a sorte dall’urna è uscito.

LEL. Vediamo. Ovano Pazzio.

ELEON. Bello, bello! Ovano vien dagli ovi e Pazzio dalla pazzia.

LEL. Non vedo l’ora di sentire il vostro.

OTT. Ecco, signora Eleonora, la vostra patente.

ELEON. Ora leggerò il nome, che mi è toccato. Cintia Sirena.

LEL. Bello, bello! Cintia è la luna, che vuol dire lunatica. Sirena, cioè lusinghiera ed ingannatrice.

ELEON. Ma questo poi...

FLOR. Signor Lelio, siete troppo mordace.

LEL. Quando mi viene la palla al balzo, non la perdono a nessuno.

FLOR. Voi criticate tutti.

LEL. Facciano gli altri con me l’istesso, e saremo del pari.

OTT. Figliuola, ecco anche a voi la vostra patente. (a Rosaura)

ROS. Ed io che bel nome averò?

OTT. Leggetelo, e lo saprete.

ROS. Lo leggerò. Fidalma Ombrosia.

FLOR. Bellissimo nome. Fidalma vuol dire alma fedele.

OTT. Signori miei, oggi dopo pranzo daremo principio alle nostre radunanze, e da questo giorno avrà origine l’epoca della nostra accademia.

FLOR. Signor Ottavio, vi levo l’incomodo. Un affare di premura mi chiama altrove.

OTT. Addio, mio caro Breviano Bilio.

FLOR. Alcanto Carinio, vi riverisco. Fidalma, addio.

ROS. Addio, il mio caro Patetico.

FLOR. (Quest’accademia vuol essere a proposito per l’amor mio. In grazia della poesia potrò trattare liberamente colla signora Rosaura, e stabilire con essa un matrimonio in versi). (da sé, parte)

LEL. Amico, a rivederci.

OTT. A rivederci, amatissimo Ovano Pazzio.

LEL. Oggi ammireremo il vostro ottimo gusto. (E goderemo alle spalle di un generoso poeta). (da sé, parte)

ELEON. Anch’io vi riverisco, signor Ottavio.

OTT. Tra noi non ci abbiamo a chiamare coi soliti nostri nomi, ma con quelli dell’accademia.

ELEON. Benissimo. Addio, Alcanto Carinio.

OTT. Vi saluto, Cintia Sirena.

ELEON. Fidalma, addio.

ROS. Addio, la mia cara Cintia.

ELEON. (Bellissime caricature! Ecco la ragione, per cui si suol dire che i poeti son pazzi). (da sé, parte)

 

 

 


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