Carlo Goldoni
Il poeta fanatico

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Ottavio, Brighella e detti.

 

OTT. Riverisco lor signori.

COR. Serva umilissima.

TON. Patron mio reverito.

OTT. Perdonino, se mi sono preso l’ardire di venirli a incomodare.

TON. Anzi la n’ha fatto grazia.

OTT. Mi ha detto il mio servitore, che lor signori sono due celebri e valorosi poeti.

BRIGH. Un mio patrioto m’ha informà del so merito.

COR. Poeti siamo, ma non celebri, né valorosi.

TON. Semo do poeti alla moda del nostro secolo, che vuol dir sfortunai e pieni de desgrazie.

OTT. Ah, pur troppo la poesia non è oggi in quel pregio in cui esser dovrebbe; spero per altro che non passerà molto, che risorgerà il regno delle Muse, e non anderà senza premio chi averà il merito di una così bella virtù.

TON. Disela da senno? Oh magari!

BRIGH. Semo drio a perfezionar un’accademia.

COR. Anche voi vi dilettate?

OTT. Sì, è mio servitore. Ha dello spirito, ha dell’estro, lo tengo al mio servizio per questo. Quando trovo poeti, vorrei poterli beneficar tutti, vorrei poterli assistere, soccorrere, esaltare.

TON. (Questo xe giusto el nostro bisogno). (da sé)

OTT. Sappiate ch’io sono principe e fondatore di un’accademia.

BRIGH. E anca mi, debolmente, son membro della medesima.

TON. Anca vu accademico? (a Brighella)

BRIGH. Gh’ho el titolo de bidello, ma fazzo anca mi qualcossetta.

OTT. L’accademia chiamasi dei Novelli e se volete esservi anche voi ascritti, procurerò di aggregarvi.

COR. Sarebbe per noi troppo onore.

OTT. Come vi chiamate? (a Corallina)

COR. Io ho nome Corallina.

TON. E mi Tonin, per servirla.

OTT. Di che paese siete? (a Tonino)

TON. Mi son venezian.

COR. Ed io sono nata a Bergamo, ma sono stata allevata fuori.

OTT. È molto tempo che siete in questa città? (a Tonino)

TON. Sarà tre zorni.

OTT. Siete marito e moglie? (a Corallina)

COR. Sì signore, e abbiamo i nostri attestati.

OTT. Ma per che causa vi ritrovate qui? (a Tonino)

TON. Ghe dirò: la sappia che mio pare...

OTT. Ditemi, in che stile componete voi? (a Tonino)

TON. Per el più in bernesco e in lengua veneziana, e me diletto de improvvisar.

OTT. Bravo! Di bei sali si sentono nel vostro idioma! Gran bella cosa è l’improvvisare. Sicché vostro padre... Seguitate.

TON. Mio pare xe un mercante ricco venezian, el qual avendo dei negozi in Toscana...

OTT. E voi, signora, in che stile componete? (a Corallina)

COR. Un poco in uno stile, un poco nell’altro; e anch’io qualche volta dico dei versi all’improvviso.

OTT. Bravissima. E così? (a Tonino)

TON. E cussì, el m’ha mandà in Toscana, e capitando a Fiorenza, ho avù occasion de veder e de praticar...

OTT. Io compongo volentieri nello stile eroico. (a Corallina)

BRIGH. E mi in stil macheronico.

COR. Ogni stile è bello e buono, quando si tratta felicemente.

TON. Comandela che seguita la nostra istoriella? (ad Ottavio)

OTT. Voglio farvi sentire uno dei miei sonetti eroici.

TON. Lo sentirò volentiera. (Ma col stomego vodo ghaverò poco gusto). (da sé)

OTT. Compatirete.

COR. Anzi ammireremo. Ma favorisca, sediamo.

OTT. Come volete. (siedono) Notate la difficoltà delle rime, la novità del pensiere, la forza e la condotta.

TON. Tutte cosse maravegiose.

OTT. Compatirete. Sopra i fulmini.

SONETTO

De’ terribili tuoni al fiero strepito

L’orrida cupa valle omai rimbomba;

Ogni avello si spezza ed ogni tomba,

E precipita il monte alto decrepito.

Orsi, lupi, leoni han dato un crepito,

Qual scordata, stridente, arida tromba.

Sembra la terra omai qual catacomba;

Io tremo, e fuggo, e mi nascondo, e strepito.

Precipita dal ciel fuoco a bizzeffe,

S’ode di zolfo e di bitume il tuffo,

E alle quercie si dan tagli e sberleffe.

Sentomi pel terrore alzare il ciuffo.

Chi avvien che i bronzi e i ferrei tuoni sbeffe,

Tremi del gran Tonante al fier rabbuffo.

COR. Bravo.

TON. Bravissimo.

OTT. Compatirete.

COR. Oh che rime difficili!

TON. Ghe xe parole che le par cannonae.

OTT. Compatirete.

TON. Se la comanda, ghe dirò brevemente la catastrofe dei mi accidenti.

OTT. Catastrofe! Bella parola da mettere in un verso eroico. Sì, la sentirò volentieri.

BRIGH. Anca mi, se el padron se contenta, ghe reciterò una piccola composizion.

OTT. Sì, fa sentire qualche cosa del tuo.

BRIGH. I compatirà.

COR. Ammireremo.

TON. Sentiremo el vostro spirito.

BRIGH. I compatirà. Dirò un’ottava armigera sul stil dell’Ariosto

.

TON. Un’ottava armigera? Bravo.

BRIGH. I compatirà.

E mentre il cavalier salisce in sella

Vede il nemico che l’affronta a fronte,

Ed egli mette mano alla rotella,

E fiero il guarda, come Rodomonte.

Il nemico si ferma, e a lui favella

Con queste che dirò parole pronte:

Scendi di sella, o cavalier errante,

Ch’io ti voglio tagliare la corazza e il turbante.

TON. Bravissimo. (Tre piè de più). (da sé)

COR. Evviva.

BRIGH. I compatirà.

OTT. Oh via, signori miei, favoriscano dirmi per quale avventura si trovano nella nostra città.

TON. Spero che se la saverà le nostre peripezie, la se moverà a compassion de nu.

OTT. Peripezie, mi piace; ma è prosaico.

COR. Siamo due poveri sventurati.

OTT. Ma non si potrebbe sentire qualche cosa poetica del signor Tonino e della signora Corallina?

TON. Se faremo cussì, ella no saverà l’esser mio, e mi no poderò sperar gnente da ella.

OTT. Ditemi, in grazia. Non sapete improvvisare?

TON. Qualche volta improvviso.

OTT. Ebbene, fate così. Narratemi la vostra istoria improvvisando in versi.

TON. Se pol benissimo.

OTT. Via dunque, fate che nel medesimo tempo senta le vostre virtù, e le vostre peripezie.

BRIGH. Oh magari! Sentirò anca mi volentiera.

TON. Cossa diseu, muggier?

COR. Dite voi la vostra parte, che io dirò la mia.

OTT. Animo, da bravi.

TON. Per narrative, no gh’è meggio dell’ottava rima.

OTT. Benissimo. Spiegatevi in ottava rima.

BRIGH. L’ottava l’è el mio forte anca de mi.

TON. La compatirà.

OTT. Ammireremo.

COR. Perdonerà.

OTT. Mi meraviglio.

TON. In lengua veneziana.

OTT. Benissimo.

TON. La compatirà.

OTT. Non mi fate penare.

TON.

Mio pare, che in Venezia è un bon mercante,

A Fiorenza me manda a negoziar:

Vedo de Corallina el bel sembiante,

E me sento alla prima innamorar.

Benché ordenaria e priva de contante,

M’ha savesto el so spirito obbligar.

Mio pare negoziar m’ha comandà,

E mi, per obbedir, m’ho maridà.

OTT. Bravissimo.

COR.

In Bergamo son nata, e da piccina

Sono stata in Firenze trasportata,

Ove imparai la lingua fiorentina,

Senza la gorga che dal volgo è usata.

Mia zia, che mi condusse, è contadina,

E all’orticel mi aveva destinata.

Erbe e fior coltivai, ma sopra tutto

Pensai raccor del matrimonio il frutto.

BRIGH. Evviva.

TON.

Torno a Venezia colla mia novizza

El pare se ne accorze, e el me descazza,

E tanto fogo contra mi l’impizza,

Che farme véder me vergogno in piazza.

Tutto in un tempo me vien su la stizza;

Chiappo su e vegno via co sta gramazza.

Finché ho abuo bezzi, semo andai pulito,

Ma adesso me tormenta l’appetito.

OTT. Oh bene!

COR.

E finché vive del mio sposo il padre,

A Venezia tornar noi non vogliamo.

Fortuna, che per anco io non son madre,

Onde in poca famiglia ancora siamo.

Pericolo non v’è, che genti ladre

Ci rubino i bauli che portiamo;

Mentre noi non abbiam, come sapete,

Altro baul che quello che vedete.

(mostra un piccolo baule, ch’è nella stanza)

BRIGH. Oh cara!

TON.

Semo do poverazzi sfortunai,

E s’avemo cazzà in la fantasia,

Per esser sempre poveri spiantai,

De voler coltivar la poesia.

Ma, grazie al cielo, semo capitai

Dove regna la vera cortesia.

Spero poder sfogar la doppia brama

De saziar la mia fame e la mia fama.

OTT. Oh che bella cosa!

COR.

Signor, l’istoria nostra avete intesa.

Movetevi, di grazia, a compassione;

Noi persone non siam di molta spesa,

E alla tavola avremo discrezione.

Due giorni son che abbiam la gola tesa,

Senza mai mandar giù neanche un boccone.

È tanto tempo che non ho mangiato,

Non posso più parlar, mi manca il fiato.

BRIGH. Poveretta! La me fa compassion.

OTT. Ho inteso tutto; se posso, voglio anch’io rispondervi con un’ottava all’improvviso. Io veramente non sono solito a improvvisare, ma mi ingegnerò. (Se avessi il rimario addosso!) (da sé) Basta, mi proverò. Compatirete.

Ho inteso, ho inteso i vostri casi strani,

Vi compatisco e ho di voi compassione.

Venite a casa mia... Venite a casa mia...

Venite a casa mia dunque domani.

Voleva dir che veniste oggi, ma per causa della rima verrete domani.

COR. Signore, mi perdoni, il verso potrebbe dire:

Venite a casa mia oggi e domani.

OTT. È vero, ma parrebbe che non vi volessi più.

TON. Con un altro verso se comoda.

Finché volete voi, vi fo padrone.

OTT. Benissimo. Torniamo da capo.

Ho inteso, ho inteso i vostri casi strani,

Vi compatisco e ho di voi compassione

Venite a casa mia oggi e domani,

Finché volete voi, vi fo padrone.

Una rima in ani, ed una in one.

Vivano i Fiorentini e i Veneziani,

Vivan le Muse e Apollo...

Vivan le Muse e Apollo...

BRIGH. Mio padrone...

OTT. Sì.

Vivan le Muse e Apollo mio padrone.

Venite, che a cenar meco v’aspetto...

TON.

Io vengo tosto, e le sue grazie accetto.

OTT. Evviva, bravissimo. Senz’altri complimenti, venite in casa mia; Brighella vi condurrà. Vi farò vedere i capitoli dell’accademia; vi darò la vostra patente. Oggi si reciterà, e voi vi farete onore. Bravi, evviva, mi consolate. Voglio che facciamo de’ milioni di versi.

Innalzar il suo nome ognun procura,

E di noi stupirà... madre natura. (parte)

COR.

(Oh che vaga e gentil caricatura!) (da sé)

BRIGH. Andemo, e no perdemo tempo.

COR. E mio fratello?

BRIGH. So che Arlecchin l’è vostro fradello. L’è mio patrioto. L’è anca lu un poco poeta, l’introdurrò anca élo, e el magnerà.

Venite amici, io vi conduco dove

Risplende il sol... di mezzo , quando non piove. (parte)

TON.

Quando ghe sia da laorar sui piatti,

Andemo a segondar sti cari matti. (parte)

COR.

Scrivasi fra le cose rare e strane,

Ch’oggi la poesia ci ha dato il pane. (parte)



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