Carlo Goldoni
Componimenti poetici

POESIE IN LINGUA E IN DIALETTO DEL PERIODO VENEZIANO (1748 - 1762)

TE DEUM LAUDAMUS Appropriato all’illustriss. signora Apollonia Grandi che l’abito di San Benedetto nel monastero di S. Giovanni in Laterano in Venezia.

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TE DEUM LAUDAMUS

Appropriato all’illustriss. signora Apollonia Grandi

che l’abito di San Benedetto nel monastero

di S. Giovanni in Laterano in Venezia.

 

Te Deum laudamus.

 

Sommo, eterno Signore, a Te sia lode,

Che me traesti da quel mare infido,

‘Ve l’insidiosa mascherata frode

L’alme procura distaccar dal lido.

A Te lode, mio Dio, padre e custode,

Che me guidasti di colombe al nido.

A Te, Signor, lode si dia infinita,

Che sei la Via, la Verità e la Vita.

 

Te Dominum confitemur.

 

Te confessiam solo Signor del mondo,

Signor del tempo e Regnator nel Cielo;

Che del nulla dal sen cieco e profondo

Terra e mare formasti, e il caldo, e il gelo;

E col tuo fiato, per amor fecondo,

Alme eterne chiudesti in mortal velo.

Te confessiam, cinto d’eterni fregi,

Il gran Dio delle genti, il Re de’ regi.

 

Te æternum Patrem, omnis terra veneratur.

 

sol la Terra il suo Signor ti appella,

Ma pel tenero amor Padre ti chiama,

Padre, che il seggio de’ viventi abbella,

Padre, che i figli suoi consola ed ama.

Tu Padre sei, che me tua figlia e ancella

Chiusa nell’orto de’ tuoi gigli or brama.

Tu debellasti i tre nemici in guerra,

Padre e signor dell’universa terra.

 

Tibi omnes Angeli, tibi Cœli et universæ Potestates.

 

Gli Angeli santi, che le prime sono

Opre a noi conte della tua potenza,

Ch’han di servirti e vagheggiarti il dono,

Spiriti puri d’immortale essenza;

E i Cieli tutti, che scabello al trono

Fanti, sol retti dalla tua Sapienza;

E l’universe Potestà create,

Che nell’ordine sesto hai collocate;

 

Tibi Cherubin et Seraphin incessabili voce proclamant.

 

E i Cherubini ad adorarti intenti,

Pieni di quel divino intenso foco,

Tramandato da’ tuoi raggi cocenti,

Di cui, Signor, una sol stilla invoco;

E i Serafini rubicondi, ardenti,

Che fra le gerarchie primiero han loco,

In cielo, e in terra, e alla tartarea foce

Cantando van con incessante voce:

 

Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabaoth.

 

Santo, Santo è il Signor, Santo e tremendo

Degli eserciti il Dio, che forte impera,

Che scempio fa de’ suoi nemici orrendo,

E agli empi abbassa la cervice altera.

Santo, Santo, mio Dio, Santo comprendo

Il tuo, per cui si vive e spera.

Deh! di tua Santità raggio in me scenda,

Che degli Angioli al par mi purghi e accenda.

 

Pleni sunt Cœli et Terra majestatis gloriæ tuæ.

 

È pieno il ciel, piena è la terra adusta

Del tuo splendor, del tuo poter Sovrano,

Corona il sol la tua presenza augusta,

Inni canta la terra alla tua mano.

Per te è l’alta magion di gloria onusta,

Per te reso è fecondo il terren piano.

E narran tutti colle laudi alterne

Di tua conta Maestà le glorie eterne.

 

Te gloriosus Apestolorum Chorus.

 

Degli Apostoli santi il Coro eletto

Per le quattro del mondo ampie contrade,

Sparse al cuor delle genti e all’intelletto

L’opra dell’amor tuo, di tua bontade;

E condotto all’ovile il tuo diletto

Popol disperso nell’antica etade,

Furo a eterna mercé condotti a volo,

E or gli Apostoli in ciel lodan Te solo.

 

Te Prophearum laudabilis numerus.

 

Lodan Te sol quei che ne’ tempi oscuri

Ebber da Te di profetare il dono.

Or che resi del ver siam noi sicuri,

E che le profezie svelate or sono,

Miseri quei che pertinaci e duri

Chiudon l’orecchie de’ Profeti al tuono!

Il numero di lor, di gloria degno,

Te loda intanto nell’Empireo Regno.

 

Te Martyrum candidatus laudat Exercitus.

 

E Te loda, buon Dio, de’ candidati

Martiri il militar cruento stuolo;

Quei che i santi misteri han confermati,

Spargendo il sangue avidamente al suolo.

Deh! fa ch’io pur de’ servi tuoi segnati

Segua l’esempio nell’amar Te solo,

E nel morir (se mancano i tiranni)

Sotto le penitenze e i dolci affanni.

 

Te per orbern Terrarum Sancta confitetur Ecclesia.

 

Per quest’orbe terren la Chiesa Santa,

Sposa tua, tua delizia, e nostra Madre,

Che il tuo Vessillo dispiegar si vanta,

E Te chiamar delle sue genti il Padre;

Quella che inerme le tue glorie canta,

Sicura in faccia alle nemiche squadre,

Nella guerra fatal de’ dubbi miei

Chi Tu fosti m’insegna, e chi Tu sei.

 

Patrem immensæ Majestatis,

 

Padre d’immensa Maestà, Signore,

Che beato in sé stesso ogni altro bea,

Cui basta il suo sapere, il suo splendore,

Per render paga la divina idea;

Che sol per forza di un esteso amore

A parte di sua gloria anime crea;

E il perfetto piacer, che in esso abbonda,

Fa che in mille rifletta, e si diffonda;

 

Venerandum tuum verum et unicum Filium.

 

L’unico, il vero venerar m’insegna

Figliuolo tuo, che di Te stesso è parte,

Che è lo stesso con Te, che teco regna,

Prima del tempo, nell’Eterea parte:

Figlio, che presa la mortale insegna,

Coll’essenza vital da Te non parte,

Che seconda persona esser confesso,

Coeterno col Padre, ed un Dio stesso.

 

Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.

 

Dello Spirito Santo Paraclèto

Nostro confortator, nostro avvocato,

Col Padre e ‘l Figlio eternamente lieto,

Procedente dai due, non separato,

Santa Chiesa mi svela il gran segreto,

Pria dell’Incarnazion solo adombrato,

Ed imprime costante entro al cor mio

Tre Persone distinte, un solo Dio.

 

Tu Rex gloriæ, Christe.

 

Tu che fosti, Gesù, Re dei dolori,

Or sei Re della gloria, e il calle insegni

Onde si salga a quegli eterni allori

Di cui siam noi senza il tuo braccio indegni,

Deh! fa che in questi solitari orrori,

Lungi del volgo dai scorretti impegni,

Dietro al Vangel, ch’è la tua stessa voce,

Seguiti la tua strada e la tua croce.

 

Tu Patris sempiternus es Filius.

 

Tu del Padre Celeste eterno Figlio,

Che il decreto divin compisti in terra,

E dal ciel preso volontario esiglio,

Al nemico infernal movesti guerra;

Tu me difendi nei letal periglio,

Tu le macchine rie dell’empio atterra,

Che non cessa insidiar da sera a mane

Anche sotto il rigor di queste lane.

 

Tu ad liberandum suscepturus hominem non horruisti Virginis uterum.

 

Tu, per l’uomo sottrar dal lezzo immondo,

Nostra carne vestir degnasti oscura;

E di Vergine Santa il sen fecondo

Reso di Te, fu immacolata e pura,

Mirando Lei, pria che sorgesse il mondo,

Qual Signor delle genti e di natura;

Donna non ricusando aver per Madre

Un Dio fatt’Uom, che di sé stesso è Padre.

 

Tu, devicto mortis aculeo, aperuisti credentibus Regna Cœlorum.

 

E l’aculeo di morte infranto e vinto,

Del Cielo apristi a’ tuoi fedeli il regno,

Ond’hai con duolo e con rossor respinto

Della terra nel centro il mostro indegno.

Gesù, vincesti, e del tuo Sangue tinto

Inalberasti del trionfo il segno,

E dell’arbor di morte ha già compita

La strage universal l’arbor di vita.

 

Tu ad dexteram Dei sedes, in gloria Patris.

 

Poiché tornasti nella gloria eterna

Alla destra del Padre, ove tua mano

Non disgiunta da lui, regge e governa

L’ordine delle sfere e ‘l mortal piano,

Fa che la fede mia colà discerna

La sede un non faticata invano,

Ed or sia la Speranza il mio conforto

E Caritade mi conduca al porto.

 

Judex crederis esse venturus.

 

Ahimè, che un dall’alto seggio augusto

Giudice scenderai del mondo in faccia,

E separando il peccator dal giusto,

Verrà il punto fatal di tua minaccia!

Deh! pria ch’io cada fra lo stuolo ingiusto,

Fa che in lagrime e sangue io mi disfaccia;

Per me prego, Signor, che voglia aitarmi,

E per Colui che mi fa dir tai carmi.

 

Te ergo quæsumus, tuis famulis subveni, quos prætioso Sanguine redemisti.

 

E per i servi tuoi, che fur redenti

Col tuo Sacro Divin Sangue prezioso,

Deh! si pentano gli empi, e i miscredenti

Chinino il mentitor capo orgoglioso.

Se qual fosti, mio Dio, per tante genti,

Stato saresti per un sol pietoso,

Pio Redentor di tutto il germe umano,

Il Sangue tuo deh! non sia sparso invano.

 

Æterna fac cum Sanctis tuis in Gloria numerari.

 

Qual motivo, Signor, dal sen del nulla

Uscir fe’ l’Uomo, ed animar col fiato,

Se non perché dalla terrestre culla

Passar dovesse a divenir beato?

Ma fra i vani piacer pasce e trastulla

Dal suo fine lontan quest’uomo ingrato.

Deh! Tu togliendo alla sua mente il velo,

Fra’ Santi tuoi sia numerato in Cielo.

 

Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hæreditati tuæ.

 

Salva il popolo tuo. D’ogni tua cura

                                  Esser l’Uomo mostrasti unica meta.

L’opra delle tue man rendi sicura

Della pace del Ciel tranquilla e lieta.

Poiché godere in questa selva oscura

Ai figliuoli dell’Uom pace si vieta,

Se eredi siam de’ tuoi celesti auspici,

Questa tua eredità deh! benedici.

 

Et rege eos, et extolle illos usque in æternum.

 

Tu vedi e sai qual cecità ne ingombra

Nella valle del pianto. Il passo incerto

Rende al viator una lusinga, un’ombra,

E il precipizio in ogni calle è aperto.

Stendi la mano a noi, reggi e disgombra

Il timor del cammin spinoso ed erto,

Alza i bassi desir del nostro cuore

All’eterno confin del Santo Amore.

 

Per singulos dies benedicimus Te.

 

S’asconda in seno all’occidente il sole,

O sorga lieto a rallegrare il mondo,

Canterò di Te sol sacre parole,

Benedirò della tua destra il pondo.

Qua, dove in pace benedir si suole

Il tuo Nome, Signor, lieta m’ascondo,

E fra vergini pie cantar m’aspetto:

Il mio Sposo Gesù sia benedetto.

 

Et laudamus nomen tuum in sæculum, et in sæculum sæculi.

 

Di Benedetto col mantel ch’io cingo

Sotto la Santa di Giovanni insegna,

A lodar il tuo nome ora mi accingo,

E pregar Te, che di ciò far sia degna,

E allor quando mortal spoglia discingo,

Giunta dove con Dio si vive e regna,

Spero fra i giusti con affetti alterni

Dio nei vasti lodar secoli eterni.

 

Dignare, Domine, die isto sine peccato nos custodire.

 

La vita nostra dell’eterna a fronte

Non è che un giorno passeggiero e breve.

Signor, che sei della pietade il fonte,

Deh non siami un tal per colpa greve.

Fa il mio desire e le mie forze pronte

A serbarmi per Te bianca qual neve.

Custodisci ii cuor mio sincero e schietto,

O mi svelli Tu stesso il cuor dal petto.

 

Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

 

Sommo Fattor, misericordia imploro

Per me non sol, ma per il Padre amato87

Che, chiamando i suoi figli il suo tesoro,

Me a quel Dio che mi chiese, ha consagrato.

Se della medicarte almo decoro

Tu il rendesti, Signor, se giusto e grato

Corrispose mai sempre ai doni tui,

Di tua grazia il tesor si accresca in lui.

 

Fiat misericordia tua, Domine, super nos, quemadmodum speravimus in te.

 

Apri la fonte della tua pietade

Sopra questo dell’Adria augusto regno,

E sopra questa tua fedel Cittade

Deh non si vegga minacciar tuo sdegno!

S’udìo pur troppo in questa nostra etade

Dell’ira tua, di tue vendette il segno.

Lungi, lungi da noi la man severa,

Che in Te sol si riposa, in Te si spera.

 

In te, Domine, speravi, non confundar in æternum.

 

Colla speranza che di Te mi affida,

Non mi confonde l’infuriar de’ venti.

Trema invano la terra, invan s’annida

Morte nel sen de’ miseri viventi.

In eterno, Signor, chi in Te confida,

Perir non può. Questi sicuri accenti

Del gran Padre Agostin, d’Ambrogio santo,

Fissati ho in cuore, e li spiegai col canto.

 

 





p. -
87 L’Illustrissimo Signor Dottor Gio. Battista, Nobile Modenese, insigne, Padre della Candidata.



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