Carlo Goldoni
Componimenti poetici

POESIE IN LINGUA E IN DIALETTO DEL PERIODO VENEZIANO (1748 - 1762)

ANACREONTICA PER NOZZE

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ANACREONTICA PER NOZZE

 

Pecorelle mal pasciute,

Ritornate al tetto usato,

Ché d’aconiti e cicute

Solo è pieno il bosco e il prato,

E del fonte l’onda placida

Divenuta è torba ed acida.

Veggo, ahimè! dei fior la schiera

Star languendo in grembo al suolo,

E ‘l bel fior, che agli altri impera,

Fra le spine smorto e solo,

E le molli erbette tenere

Sparse già di bianca cenere.

Alzo gli occhi, e miro in cielo

Balenante uscir l’aurora,

Poi di nubi alzarsi un velo,

Che dell’alba i rai scolora.

Miro un soltardo e pallido,

Che mi rende in volto squallido.

Tristi veggo i pastorelli,

Sospirar le ninfe amiche,

E le capre e i bianchi agnelli

Ricusar le piagge apriche;

Odo Progne mesta gemere,

E le fere intorno fremere.

Chi sa dirmi il comun duolo,

La cagion del comun pianto?

Ma de’ vati un lungo stuolo

Mi risponde in mesto canto:

Vien tu pur la cetra a frangere,

Vien con noi, pastore, a piangere.

Ahi d’Arcadia Elisa onore,

S’involò d’Arcadia al seno;

Sol d’Elisa il bel fulgore

Questo ciel rendea sereno;

L’alme luci a noi si tolgono,

E le nubi, ahimè, ci avvolgono.

Non arresta il piè veloce,

Non trattien d’Elisa il cuore

La dolente afflitta voce

Dell’amante genitore,

Né di madre i dolci gemiti,

Né di ninfe il pianto, i fremiti.

Ahi, ch’Elisa, al Ciel rivolta,

Fugge il mondo e scioglie il voto;

Sol d’amor le voci ascolta,

Ma d’amore al volgo ignoto,

E calpesta, ardita ed agile,

Il piacer di vita fragile.

Dietro l’orme al Ciel dirette

Della suora, il suo destino

Va a cercar fra le dilette

Pecorelle d’Agostino,

Ove care a Dio risplendono

Le virtù che l’alme accendono.

L’avo suo, che al seno porta

Militar candida croce,

La consiglia, la conforta

Coll’esempio e colla voce;

E la vergin pura e tenera

I consigli abbraccia e venera.

Ah, non più, non più, pastori,

Ché non è cagion di pianto

Il fuggir da folli errori,

Quell’amor veloce e santo

Consolar dovrebbe Arcadia,

Che l’accende e che l’irradia.

Deh cessate, amici vati,

Per Elisa il pianto insano.

Troppo al Ciel vi rende ingrati

L’indiscreto amor profano.

A gioir, pastori, invitano

Le virtù che in lei si additano.

Se languiscon l’erbe e i fiori,

Se smarrisce il mesto armento,

Se i veloci augei canori

Han sospeso il lor concento,

E se il ciel le nubi velano,

Le cagioni in noi si celano.

E la colpa, è il rio costume,

Che vendetta a noi minaccia;

È del ciel l’irato Nume,

Che del sol coprìo la faccia,

Che prepara i fuochi all’etera

Contro l’uom che tristo invetera.

Oh felice pastorella!

Pastorella avventurata,

Che fuggendo in sacra cella

Il destin di gente ingrata,

Non paventa quello scempio

Che sovrasta al cuor dell’empio.

Ah che immersi in folli errori,

Il suo ben non conoscete.

Pregherà per voi, pastori,

Quella ninfa che or piangete.

Ah che il duol che vi disanima,

Faria torto alla bell’anima.

Su cantate inni festosi,

Pastorelli sconsolati,

Agli affetti vittoriosi

Che al suo Nume ha consacrati

Questa ninfa invidiabile.

Su cantate Elisa amabile.

 

 


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