Carlo Goldoni
Componimenti poetici

IL PELLEGRINO   POEMETTO PER LA VESTIZIONE DELLA NOBILDONNA CONTESSA VITTORIA VIDIMAN NEL MONASTERO DI SANTA CATERINA

LA PACE FRA MELPOMENE E TALIA   DIALOGO

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LA PACE FRA MELPOMENE E TALIA

 

DIALOGO

 

TALIA                                     Oh! per quale avventura trovo su queste arene

La suora, la compagna, l’amica Melpomene?

MELPOMENE                       Suora mi sei, nol niego, ma tollero a fatica

Il titol di compagna, il titolo d’amica.

D’una che mi contrasta sui cuori umani il regno,

La compagnia detesto, e l’amicizia io sdegno.

Come! audace, tu ridi?...

TALIA                                                     Deh non l’avere a male;

Sai che della Commedia il riso è naturale.

Dei vizi e dei difetti tu sai ch’io rider soglio;

Perdonami, s’io rido del tuo soverchio orgoglio.

MELPOMENE                       Di’ che l’arte possedi di dar mentito aspetto

Alla virtude istessa di vizio e di difetto.

Accorta, adulatrice, d’un secolo leggiero

L’inclinazion secondi per acquistar l’impero.

Ma invan tu mi contrasti i meritati allori:

Sui più regna a tua voglia: io regno sui migliori.

TALIA                                     Non temer, Melpomene, no, non t’invidio ii vanto

D’un regno, i di cui beni sono i deliri e il pianto.

Goditi i tuoi pugnali, la scure ed il veleno,

Fa che il sangue innocente sgorghi da più d’un seno,

Sagrifica gli eroi al fanatismo insano,

Confondi nella strage il suddito e il sovrano,

Sia premio ai cittadini la morte, o il duro esiglio,

Arma la man di madre contro del proprio figlio,

Fa che il padre condanni la figlia a crudel morte,

Il fratel la germana, lo sposo la consorte.

De’ popoli innocenti vanta il crudele eccidio,

Per rimedio de’ mali insegna il suicidio,

Ed abbia per diletto lo stuolo ammiratore

La bile in movimento, la noia, e il mal di cuore.

Io all’incontro...

MELPOMENE                                       T’accheta. Troppo frenai lo sdegno.

Di tue follie gli elogi soffrire or non m’impegno.

Vantar tu mi vorresti la comica licenza,

La satira mordace, la turpe maldicenza,

L’arte d’esporre il vizio con lubrici colori,

Che scandalezza i buoni, e i rei non fa migliori...

TALIA                                     In van cogli argomenti da’ miei nemici usati,

Cerchi di rimontare ai secoli passati.

In Grecia, in Roma, un tempo, che il vizio iva scoperto,

Usar soleva anch’io stil vigoroso, aperto:

Or, divenuto il mondo più scaltro, e non più saggio,

Modero anch’io la sferza, e modero il linguaggio.

Non è delle mie Scene soggetto principale

Il discolo, lo sciocco, il furbo, il criminale;

Ma la virtude, esposta in ammirabil vista,

Oggi, per ordinario, è il mio protagonista,

E il vizio, che talora pongo a virtude accanto,

Fa risultar con arte della virtude il vanto.

Ai dotti, ai saggi, ai grandi, perciò cara mi rendo,

E l’impero dei cuori per questo io ti contendo.

MELPOMENE                       I grandi, i saggi, i dotti talor son di te vaghi

Per passeggier diletto, ma i cuor tu non appaghi.

Io son che le grand’alme scuoto, sollevo, incanto,

Che all’innocenza oppressa reco in tributo il pianto,

Che le passion sublimi desto, fomento, onoro,

Che il cammin della gloria celebro, addito e infioro.

Al suddito, al sovrano, io svelo i dover suoi,

Fo dell’insano orgoglio disingannar gli eroi.

Segue gli esempi il mondo, e amasi di concerto

La religion, la patria, e la virtude, e il mento.

Specchiati, se nol credi, in quella reggia augusta,

Di mille eroi feconda, di mille palme onusta,

Di pietà di giustizia e di virtude amica,

Roma novella, e al pari saggia di Roma antica;

Le massime e le leggi prese dal Tebro altero,

Fondò dell’Adria in seno nuovo ed eterno impero.

Chi accese le grand’alme d’alto desio di gloria?

L’emulazion, gli esempi, la tradizion, la storia.

E chi di me più al vivo dipinge, unisce, espone

La tradizion, gli esempi, l’idea d’emulazione?

Ai primi Padri eccelsi d’un regno allora angusto

Servir di norma e guida Tullio, Catone, Augusto,

E i figli ed i nipoti appresero di poi

Dai genitor, dagli avi, a divenire eroi.

Eccone un vivo esempio, recente e luminoso,

In un’amabil sposa, in un illustre sposo.

Quella la madre eguaglia, questi i grand’avi imita :

Vedi una Gradenigo ad un Delfino unita...

TALIA                                     Ah! di que’ sposi eccelsi il merito sovrano,

L’origine, la gloria, tu mi rammenti in vano.

Al par di te conosco, venero di te al pari,

Questi di stelo illustre germi sublimi e chiari.

So che per man d’amore prossimo è il grande innesto,

E della Senna in riva vedi Talia per questo.

Adria non è la sola che l’imeneo festeggia,

Tutta l’Europa esulta, e seco lei gareggia.

Vengo a eccitar io stessa di Francia i vati illustri,

Forse più ch’altri al mondo in tali prove industri,

Per riportar corona, di lauri e fiori intesta,

Sul veneto terreno ad aumentar la festa.

MELPOMENE                       Come! presumi ardita meschiar comiche rime

Al più sacro argomento, più serio e più sublime?

Tocca ai vati più degni, non ai seguaci tuoi,

Il celebrar col canto le nozze degli eroi.

Sai tu di chi si tratta? Lo stel ch’or si rinverde,

Sai tu che nell’oscura antichità si perde?

Che fin nei primi tempi del regno ancor nascente

Legislator fur questi dell’Antenorea gente?

Sai quanti Dogi e quanti di porpore vermiglie

Prelati e Senatori ornar le due famiglie?

Ma perché due, se tralcio de’ Gradenighi istessi

Sul veneto terreno sono i Delfini anch’essi?

Diviso in più d’un ramo l’albero caro al mondo,

Fu egual sempre a se stesso, pari d’onor fecondo.

A sostener l’un ramo, quasi a perir vicino,

Furo due Gradenighe elette dal destino;

Ed or la terza anch’essa, per opera del Cielo,

E del Delfino eletta a fecondar lo stelo:

Quasi che i dei, gelosi di questa illustre pianta,

Traggano i suoi sostegni donde l’origin vanta.

China, Talia, la fronte, umilia i tuoi pensieri

In mezzo a tai grandezze, in faccia a tai misteri.

Meschiarti in sì grand’uopo, superba, in van tu pensi;

Non accostarti all’ara a profanar gl’incensi.

TALIA                                     Conosco anch’io me stessa, ragion da me so farmi

Parlar però potresti, cred’io, senza insultarmi.

So che per tal soggetti, so che per nozze tali

Voglionsi idee sublimi all’argomento eguali.

Lo stil però che vanti non è miglior del mio:

Opere sono queste degne d’Euterpe e Clio.

Queste germane nostre dei due sublimi sposi

Faran suonare i monti fra carmi armoniosi;

Dai genitor, dagli avi, traendo più d’un tema,

Avran vasto argomento di storia e di poema;

E Urania, a cui gli arcani non son del fato ignoti,

Canterà l’alte imprese de’ figli e dei nipoti.

Quand’io per nozze tali di un bell’ardor m’accesi,

La man nell’altrui messe di porre i’ non intesi:

Ma in tempo che ciascuno è a giubbilare intento,

Offrire ai sposi e al pubblico un mio divertimento.

Tu che far penseresti?

MELPOMENE                                       Medito una Tragedia...

TALIA                                     Nobile e degna impresa per far morire d’inedia.

MELPOMENE                       Non è disegno mio d’insanguinar la scena;

S’ella è di lieto fine esser può grave e amena.

Sceglierò fra le storie i grandi avvenimenti

Dei padri più felici, dei sposi più contenti;

Esporrò le virtudi dell’anima più bella,

Per dipingere al vivo lo sposo e la donzella:

Del genitor di lei rintraccierò l’esempio;

Al gran zio del garzone alzerò in carmi un tempio;

E di quel della sposa, che in Francia ha stima e onore.

Intreccierò il talento, le massime, e il gran cuore.

Credi che un’opra tale...

TALIA                                                     Opra sarà perfetta,

Ma lo tragico stile sorprende, e non diletta.

Se di me men nemica mostrar tu ti volessi,

Ti offrirei un progetto sui tuoi disegni istessi.

Sola, credil, germana, coi tetri carmi tuoi,

In occasionlieta molto sperar non puoi.

Sala anch’io, lo confesso, di comparir pavento

A trattar co’ miei carminobile argomento;

E se si trova il modo d’agire entrambe unite,

Sperar forse potremmo non esser mal gradite.

Tu, per esempio, inventa azion che non attedi,

Io fra gli atti tuoi seri comporrò gl’Intermedi.

Tu canterai le glorie dei sposi e dei parenti,

Ed io per divertirli varierò gli argomenti.

Che te ne par, germana?

MELPOMENE                                       L’idea non mi dispiace.

TALIA                                     Deh, per cagionbella, deh, ritorniamo in pace.

MELPOMENE                       Non ancor ti svelai qual era il mio disegno;

Dimmi or tu come pensi supplire al nuovo impegno.

TALIA                                     Contenta, contentissima di quel che m’hai narrato,

Non hai che a poner mano al filo immaginato.

Anch’io per tal impresa qualcosa ho sul tappeto.

Vuoi saperne l’intero? Ti svelo il mio segreto.

Tre Intermedi destino frapporre alle tue scene;

Vari son gli argomenti, ma pur si uniran bene.

L’uno sarà la Musica, l’altro sarà la Danza;

L’altro averà per titolo: Il Linguaggio all’usanza.

MELPOMENE                       Dei due l’idea comprendo. So che la sposa eletta

Del ballo e della musica ha cognizion perfetta.

Veggio con quai rapporti l’opra condur pretendi,

Ma per lingua all’usanza non so che dire intendi.

TALIA                                     Sai che in ogni provincia, sai che in ogni Paese

Si apprende al giorno d’oggi e parlasi il francese;

E la sposina amabile, che spirto ha sorprendente,

Lo scrive, lo comprende, lo parla gentilmente,

E lo zio da Parigi impazïente aspetta

Per profittar con esso, e divenir perfetta.

MELPOMENE                       L’idea non disapprovo. Far ci potrebbe onore:

Ma se il progetto ha luogo, qual ne saria l’autore?

Tragico non sperare si presti al tuo disegno;

Il comico di alzarsi allo mio stile è indegno;

E se di noi ciascuna uno a piacer ne sceglie,

Temo che fra di loro la gelosia si sveglie.

Sai che i scenici autori...

TALIA                                                     È ver, s’odian fra loro,

Ricchi di fiori e frondi, scarsi d’argento e d’oro.

Meglio è cercar un solo che vaglia in doppia guisa

Teco a destare il pianto, meco a destar le risa.

MELPOMENE                       Difficile è il trovarlo fra i primi e fra i migliori.

Ma se compiuta è l’opra, dove trovar gli attori?

Come unir i due generi?...

TALIA                                                     Questo è il più duro scoglio:

Conosco anch’io pur troppo dei comici l’orgoglio.

I tragici diranno che il comico lavoro

La maestade offende, offende il lor decoro;

I comici, veggendo dramma di serio intriso,

Sbadiglieran per noia, ci rideran sul viso;

E se gli uniamo insieme nelle diverse azioni,

Farà loro l’invidia venir le convulsioni.

MELPOMENE                       Ma l’occasion felice d’un imeneo festoso,

La bella amabi, sposa, l’illustre egregio sposo,

Lo splendor di due eccelse magnifiche magioni

Credi, per umiliarli, non sian forti ragioni?

TALIA                                     Per umiliare i comici? non basterebbe, affé,

La forza d’un armata, l’autorità di un re.

L’interesse medesimo per umiliarli è vano:

Leggi, se vuoi conoscerli, Gil Blas di Santillano,

E poiché siamo in Francia, chiedi a Goldoni, e senti

Quanto soffrì, in due anni, d’angoscie e di tormenti:

Fra quelli di Parigi, e quei del suo Paese,

Ei che mi amava tanto, a detestarmi or prese.

MELPOMENE                       Dunque, per quel ch’i sento, per ira o per diletto,

A propormi venisti inutile progetto.

Garrula adulatrice, deridermi ti piace...

TALIA                                     T’inganni, Melpomene; bramo amicizia e pace.

Piena d’ardor, di zelo, in occasionbella

Teco associarmi aspiro, degnissima sorella.

Feci un progetto, è vero, che, esaminato a fondo,

Inutile diviene; però non mi confondo.

Troppo di unirmi teco, troppo di agir mi preme:

Si ha da onorar gli sposi, e si dee farlo insieme.

Di quella coppia eccelsa ch’oggi congiunge Amore,

L’umanità conosco e la bontà del cuore.

Poco offerir possiamo, in segno di rispetto,

Sicure che anche il poco per molto sarà accetto.

Se questo incontro nostro, ch’opra è d’amico fato,

Fosse in dialogo steso, e in carta registrato,

Forse bastar potrebbe, non saria forse indegno

Di presentarsi ai sposi, di riverenza in segno.

MELPOMEINE                      A noi dal sommo Giove e da Memoria nate,

Opere tai non sono straniere, inusitate;

Facile è il rammentarci quel che da noi fu detto;

Se tu di farlo imprendi, di farlo anch’io prometto.

Ma come oserem noi di presentarci unite,

Senza soffrir la taccia di prosontuose, ardite?

TALIA                                     Non dubitar per questo. Fidati pur, fa cuore:

Per esser meglio accette, troverò il protettore.

Sovvienti che due volte testé ti ho nominato

L’ambasciatore in Francia del Veneto Senato?

Senza l’elogio farti di lui, che mel contrasta,

Quel che di lui si dice, senti alla Corte, e basta.

L’almo signor cortese, zio dell’amabil sposa,

Che ha generoso ii cuore, che ha l’anima gioiosa,

Che ama la sua famiglia, che la nipote adora,

Che per tal nodo esulta, ed i Delfini onora,

Questi ci darà un scritto, e andrem con tale scorta

Dove l’onor ci guida, dove il desio ci porta.

Che te ne par?

MELPOMENE                                       Germana, tu mi consoli appieno;

Drizzisi il vol repente al veneto terreno.

TALIA                                     Assicurami in prima che la discordia antica

Ti scorderai per sempre, suora, compagna e amica.

MELPOMENE                       Sì, per cagionbella nuova amistà contratta,

T’amo, ti stringo al seno.

TALIA                                                     Andiam, la pace è fatta.

 

 


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