Carlo Goldoni
Componimenti poetici

APPENDICE

LETTERA IN VERSI DI UN FIGLIO AL PROPRIO PADRE

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LETTERA IN VERSI

DI UN FIGLIO AL PROPRIO PADRE

 

Nella crudel distanza in cui ci tiene il fato,

No, padre, il figlio vostro di voi non s’e scordato,

cesserà giammai di conservare in petto

Per voi la tenerezza, l’amore ed il rispetto.

Spera tornar dove vide la prima aurora,

Spera ancor di vedervi, ed abbracciarvi ancora.

Ma fino a che divisi ci tien sì lungo tratto,

Padre, non vi dispiaccia gradire il mio ritratto :

Ché, se parlar non puote, né articolare il ciglio,

Vi farà almen più spesso risovvenire il figlio.

Questa mutola effigie tien nelle mani un piego.

Leggerlo voi potete: il suo tenor vi spiego.

Padre, la carta dice su tela colorita,

Padre, il men che mi deste, fors’è il don della vita.

Fu il maggior ben che ottenni l’onesta educazione,

Le massime d’onore, lo zel di religione,

A cui contribuendo la cara genitrice,

Mancare non potean di rendermi felice.

Questi principi saggi, uniti al vostro esempio,

Fer nella casa nostra della Concordia il tempio.

Le dilette mie suore recanvi gioia e pace,

D’amarvi il buon germano si studia e si compiace.

E scelto ha una compagnarara ai giorni nostri

Che rispettosa e grata aumenta i figli vostri.

Deh, genitor amato, prendete voi l’impegno

Di ripartire ad esse di mia amicizia un pegno.

Prendete e dividete a suore ed a cognata

I scarsi testimoni d’un’alma non ingrata;

Ed aggiungete ancora de’ vostri accenti al suono

Quello che più aggradevol può far lo scarso dono.

E alla pia genitrice, e a voi, buon genitore,

Bacia le mani il figlio, manda in tributo il core.

 

 


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