Carlo Goldoni
I portentosi effetti della madre natura

ATTO PRIMO

SCENA SECONDA   Calimone e Poponcino

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SCENA SECONDA

 

Calimone e Poponcino

 

POP.

Ahimè!

CAL.

Dove ten vai?

POP.

Fuggo a drittura,

Ché mi sento morir dalla paura.

CAL.

Hai paura! Di che? Fermati, aspetta.

POP.

Tremo che non mi colga una saetta.

CAL.

Dove pensi celarti,

Che non possa arrivarti il cielo irato?

Quando Giove sdegnato

Vuol che un reo sia distrutto,

Con i fulmini suoi giunge per tutto.

POP.

Ma la natura insegna

Fuggir quando si può. Qui siam soggetti

All'acqua, al vento, ai fulmini, ai baleni;

Potremo ritirarci

Dentro di quella torre, e ripararci.

CAL.

Sai pur che colà dentro

Ad altri fuor che a me passar non lice.

POP.

Chi è mai quell'infelice

Che dentro si chiude in quel serraglio,

Dove penetra il sol per un spiraglio?

CAL.

Io soltanto lo so, sol io lo vedo,

Io che il cibo gli reco

E mi fermo talora a parlar seco.

POP.

Stupisce ognun che un uomo si rinchiuda

Con tanta gelosia,

Né si possa saper chi diavol sia.

CAL.

Misera umanità! Senza sua colpa

È quel meschino in prigionia venuto!

Per cagion d'un tiranno...

POP.

Aiuto, aiuto.

 

(Scoppia un fulmine, il quale percuote nella torre, e ne precipita una parte. Poponcino atterrito fugge)

 

 

 


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