Carlo Goldoni
I portentosi effetti della madre natura

ATTO SECONDO

SCENA QUARTA   Ruggiero e Calimone

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SCENA QUARTA

 

Ruggiero e Calimone

 

CAL.

Ah signor, che faceste?

RUGG.

Or non è tempo

D'usar più la pietà. Se non distruggo

Questo sangue nemico, o nol disperdo,

Le mie ragioni al principato io perdo.

Libero è Celidoro;

Va crescendo Dorina: è necessario,

Per stabilir mia sorte,

Ch'una in carcere vada, e l'altro a morte.

CAL.

(Oh, che cuor di leon!)

RUGG.

Voi, Calimone,

Voi che qual vostra figlia

Col nome di Dorina

Rosimira allevaste;

Voi che in carcer serbaste

Celidoro finora a' cenni miei,

Sciolto alfin dagli Dei;

Voi, per cui son de' stati miei l'erede,

Attendete da me premio e mercede.

CAL.

(D'un tiranno crudel sprezzo i favori).

RUGG.

(Egli il premio averà de' traditori).

 

Sarai felice,

Sarai contento,

Se aver mi lice

Senza spavento

L'intero frutto

Della tua fede,

Se in te non cede

La fedeltà.

Ma se tradirmi

Pensassi mai,

Di man fuggirmi

No, non potrai.

De' miei nemici

Saprò schernire,

Saprò punire

L'infedeltà. (parte)

 

 

 


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