Carlo Goldoni
I portentosi effetti della madre natura

ATTO TERZO

SCENA SESTA   Celidoro e detti nascosti

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SCENA SESTA

 

Celidoro e detti nascosti.

 

CEL.

Voglio un po' respirar.

Fra questi sassi

Di quest'acque il rumor m'alletta e piace.

E goderò qualche momento in pace.

RUGG.

(Ecco solo il nemico).

CEL.

(Chi è costui?)

RUGG.

(Mi vuò con l'arte assicurar di lui).

Amico.

CEL.

Che volete?

RUGG.

In periglio voi siete:

V'insidiano i nemici.

CEL.

Il mio valore

Quanto vaglia lo sanno.

RUGG.

Non useran la forza, ma l'inganno.

V'offro, se pur v'aggrada,

La mia mano in difesa, e la mia spada.

CEL.

Eh, sì facil non credo

L'insidiare, il tradir. Gentetrista

Non vi sarà che sappia,

Pria che morir con lode,

Usar l'inganno e macchinar la frode.

RUGG.

Pur troppo vi sarà.

CETR.

Sì, dice bene.

Celati i traditori

Son per questo sentiero.

Il principe Ruggiero

Guida nascostamente i servi suoi,

Ed è questo che parla ora con voi.

CEL.

Come!

RUGG.

Misero me!

CEL.

Tu sei? (a Ruggiero)

RUGG.

Soldati. (chiama, e pone mano alla spada)

CEL.

Chi ardirà d'insultarmi,

Tosto cadrà svenato. (impugna la spada)

RUGG.

Ah, che m'hanno i codardi abbandonato.

CEL.

Renditi.

RUGG.

Sì, mi rendo. (getta la spada)

CETR.

Traditore!

È questo il tuo valore?

Così tosto t'arrendi al paragone?

RUGG.

(M'avvilisce il rimorso).

CETR.

(È un bel poltrone).

CEL.

Vattene. (a Ruggiero)

CETR.

Saria meglio... (a Celidoro)

CEL.

Che cosa?

CETR.

Dico io,

Per non far ch'egli avesse altra paura,

Con un colpo spicciarselo a drittura.

CEL.

No. Vivi. Tu mi muovi

A pietà, non a sdegno.

Di svenare un codardo io non mi degno.

RUGG.

Questa è la maggior pena

Che dar mi puoi. Più della morte istessa,

Più d'ogn'altro dolore,

È più fiero tormento il mio rossore.

 

Ti chiedo la morte

Per pena o per dono.

Morire da forte

Costante saprò.

È ver che di Marte

Gl'inganni tentai,

Ma il solo in tal arte,

Né il primo sarò. (parte)

 

 

 


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