Carlo Goldoni
L'amante militare

ATTO SECONDO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Don Garzia, poi Beatrice

 

GAR. Ah temerario! ti raggiungerò. (mette mano alla spada e va per uscire dalla porta)

BEAT. Dove colla spada alla mano?

GAR. A voi non rendo conto de’ passi miei.

BEAT. Per questa porta non passerete. (chiude l’uscio)

GAR. Lieve ostacolo per uscire.

BEAT. No, non si passa senza uccidere chi l’impedisce. (si sente suonar il tamburo)

GAR. Presto, toglietevi da quella porta.

BEAT. No, se prima non mi sposate.

GAR. Che sposarvi! Ho da sposarvi a suon di tamburo?

BEAT. Avete a darmi la mano; avete a mantenermi la fede; altrimenti di qui non parto.

GAR. (Oimè! il tempo passa, la compagnia è sull’armi; pericola l’onor mio). (da sé) Giuro al cielo, toglietevi di costì!

BEAT. Svenatemi.

GAR. (Che faccio! minacciare una donna?) (da sé)

BEAT. Via, uccidetemi, se avete cuore.

GAR. (Eh, si deluda). (da sé) Orsù, volete la mano? Eccola, venite qui.

BEAT. No, da qui non mi scosto. Eccovi la mia destra.

GAR. (Già nessuno mi vede). (da sé) Tenete. (le la mano)

 

 

 


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